La salute mentale dei giovani è un'emergenza
Sono stato appena nominato rapporteur del provvedimento normativo con cui il Parlamento europeo affronterà una delle emergenze più gravi e troppo a lungo sottovalutate del nostro tempo: la salute mentale dei giovani.
Per me è un motivo di enorme orgoglio, come parlamentare europeo e, prima ancora, come medico. Ma è anche un segnale politico importante.
Nonostante la mia nota e netta opposizione alla linea di Ursula von der Leyen, il Parlamento europeo ha scelto di affidarmi la responsabilità di guidare questa battaglia decisiva. Perché quando sono in gioco la salute e il futuro dei nostri ragazzi, devono contare la competenza, la serietà e il lavoro. Non i giochi di palazzo.
I dati che abbiamo sul tavolo descrivono un’emergenza silenziosa ma devastante. Non possiamo più girarci dall’altra parte.
Un giovane europeo su cinque convive con un disturbo mentale diagnosticato, soprattutto ansia. Il 50% dei quindicenni soffre già oggi frequentemente di ansia o depressione. E la metà dei ragazzi che avrebbe bisogno di cure non riceve un’assistenza adeguata.
Le disuguaglianze pesano enormemente: il genere e il reddito familiare incidono sulle probabilità di sviluppare problemi di salute mentale e chi vive in famiglie con meno risorse paga il prezzo più alto, avendo anche meno strumenti per difendersi.
C’è poi la trappola digitale. La maggior parte dei disturbi si sviluppa entro i 24 anni, in una fase cruciale dello sviluppo cerebrale. L’abuso dei social, i contenuti tossici e le interazioni con chatbot di intelligenza artificiale senza regole possono rappresentare ulteriori fattori di rischio per la salute mentale dei più giovani.
Cosa ci costa non fare nulla?
Circa 1.200 giovanissimi muoiono ogni anno per suicidio in Europa. Una tragedia inaccettabile. La sofferenza psicologica compromette inoltre i percorsi di studio e di lavoro dei ragazzi. E l’inazione ha anche un costo economico enorme: 177 miliardi di euro all’anno, che diventerebbero 1,68 trilioni nell’arco di un decennio.
Come rapporteur, guiderò il lavoro del Parlamento verso tre azioni immediate: una prevenzione vera, con interventi mirati nelle scuole e nelle comunità e una particolare attenzione al benessere digitale; regole più severe per le grandi piattaforme e per l’intelligenza artificiale, a tutela dei minori; un monitoraggio continuo e coordinato tra i diversi settori, per conoscere meglio il fenomeno e migliorare prevenzione e cure.
La salute mentale dei giovani non può più aspettare.





