6 maggio, 2026

Quanto l'Europa è davvero pronta ad affrontare le emergenze sanitarie?

Nel secondo intervento di oggi in Commissione SANT mi sono concentrato su un tema molto concreto: quanto l’Europa sia davvero pronta ad affrontare le emergenze sanitarie. Negli ultimi anni l’Unione europea ha rafforzato i propri strumenti, dal Meccanismo Unionale di Protezione Civile alla riserva rescEU, fino alla creazione di HERA, l’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie. Sono passi importanti, ma questi strumenti funzionano davvero insieme quando arriva una crisi?

La preparazione non si misura dal numero di strutture create, ma dalla capacità di garantire risposte rapide, coordinate ed eque. Servono investimenti continui, scorte adeguate, capacità produttiva, catene di approvvigionamento resilienti e chiarezza sulle responsabilità: chi individua i bisogni, chi decide e chi assicura la consegna sul territorio.

Ho posto anche una questione spesso trascurata: le norme europee per la donazione e il trapianto di organi. In Europa ogni anno muoiono circa 7.000 pazienti mentre sono in attesa di un organo che non arriva. Questo dipende anche dalla grave miopia di un sistema che non ha mai preso in considerazione lo scambio degli organi tra i 27 Paesi membri dell’Unione. Ci comportiamo in modo assurdo. Per spiegarlo ho fatto un esempio: se c’è un paziente gravissimo in Ohio e un organo disponibile in Pennsylvania è naturale che l’organo vada al paziente che rischia una morte imminente in Ohio.

Invece in Europa ci comportiamo come se Francia e Germania o Italia e Ungheria non facessero parte della stessa Unione e quindi nessuno scambio di organi per salvare una vita in pericolo. Di recente abbiamo avuto la tragedia di un bimbo in attesa di un cuore a Napoli, morto perché era in lista solo in Italia. Probabilmente se fosse stato possibile metterlo in lista come priorità assoluta in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea, oggi quel bimbo lo vedremmo giocare sereno. Per questo ho chiesto che il sistema dei trapianti possa essere integrato in tutta Europa.