5 ottobre, 2026

La casa non è un affare: è dignità, sicurezza e futuro

Oggi il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha rassegnato le sue dimissioni e ha convocato le elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre. Lo ha fatto a testa alta, dopo che il Parlamento ha bocciato i decreti governativi volti a combattere l’emergenza abitativa e a tutelare le famiglie più vulnerabili dagli sfratti e dalle speculazioni immobiliari.

Chi difende la giustizia sociale sa che ci sono momenti in cui non si può scendere a compromessi al ribasso con le forze conservatrici. Quando viene bloccata la possibilità di perseguire il bene comune, restituire la parola ai cittadini non è una resa, ma un atto di dignità democratica e trasparenza.

So bene cosa significhi vedere bloccate riforme nelle quali si crede e scegliere di rassegnare le dimissioni piuttosto che rinunciare a un’idea di politica pulita e vicina alle necessità delle persone. Sánchez ha scelto di non arroccarsi al potere, dimostrando la stoffa del vero statista.

Conosco altrettanto bene il significato politico e sociale del diritto alla casa. Quando ero Sindaco di Roma abbiamo cambiato radicalmente il modo di affrontare l’emergenza abitativa. Abbiamo superato il cosiddetto “sistema dei residence”, uno strumento speculativo nato negli anni Settanta che, anziché risolvere l’emergenza, ha finito per ghettizzare le persone più povere, rinchiudendo famiglie fragili in strutture spesso degradate e garantendo, allo stesso tempo, rendite milionarie ai grandi proprietari immobiliari.

Abbiamo scelto invece di restituire dignità e autonomia alle persone: una casa vera, inserita nel normale tessuto urbano, nella quale poter ricostruire la propria quotidianità.

Era una scelta precisa: utilizzare le risorse pubbliche per aiutare le persone, non per alimentare rendite immobiliari. Una politica di civiltà che l’attuale amministrazione di Roma Capitale ha purtroppo rinnegato, tornando indietro e favorendo un sistema nel quale edifici fatiscenti possono nuovamente diventare una fonte di profitto sulla pelle delle persone più fragili.

Ma l’arretramento sul diritto alla casa non riguarda solo Roma: è una precisa linea politica nazionale che dobbiamo incalzare e contrastare con forza.

Non possiamo più assistere in silenzio alle politiche di un Governo che, anziché investire sulle fragilità sociali, risponde al dramma dell’abitare con un Piano Casa nazionale del tutto inadeguato. Un piano che si riduce a sanatorie e misure di deregolamentazione edilizia fatte per favorire la rendita privata, ignorando completamente il dramma quotidiano degli sfratti e del caro affitti che mette in ginocchio intere generazioni.

In Italia manca totalmente una visione pubblica dell’abitare. Negli ultimi anni sono state azzerate risorse fondamentali per il fondo di sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole. Il Governo ha scientemente lasciato i Comuni soli a gestire una vera e propria bomba sociale, senza strumenti e senza coperture finanziarie.

La casa non è un asset finanziario, non è edilizia o bilanci: la casa è dignità, autonomia, sicurezza, possibilità di costruire il proprio futuro. Scegliere da che parte stare significa decidere se difendere le persone o proteggere i profitti di pochi.

Tutto il mio sostegno va a Pedro Sánchez e a chi, in Spagna, a Roma e in tutta Europa, continua a difendere il diritto alla casa contro gli egoismi e le rendite di posizione.

Adelante, Pedro. La parola ai cittadini.