La casa è un diritto, il primo di tutti. Senza una casa non c’è dignità.
La casa è un diritto, il primo di tutti. Senza una casa non c’è dignità.
Quando guidavo l’amministrazione di Roma Capitale, avevamo un principio chiaro, non negoziabile: la casa è la precondizione per l’esercizio di ogni altro diritto civile. Senza una casa, una persona perde la residenza, perde il diritto all’elettricità, perde la sua stessa identità di cittadino. Diventa invisibile.
Per questo trovo profondamente sbagliata e priva di visione la decisione dell'attuale giunta di Roberto Gualtieri di prorogare i Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea (CAAT) per altri due anni.
I CAAT non sono case. Sono parcheggi temporanei. Una misura tampone strutturalmente inefficiente che non risolve il disagio delle famiglie, ma ottiene un unico, inaccettabile risultato: ingrassare la grande proprietà speculativa con fiumi di denaro pubblico. Un singolo alloggio in queste strutture può arrivare a costare alla collettività cifre spropositate rispetto al reale valore di mercato, drenando risorse vitali per la città.
Noi avevamo dimostrato che un'altra strada non solo è possibile, ma è doverosa. Con la Delibera di Giunta n. 368 del settembre 2013, la mia amministrazione avviò il superamento definitivo della politica dei residence. Introducemmo il "Buono Casa": un contributo mensile (allora stabilito tra i 600 e gli 800 euro) erogato direttamente per contratti d'affitto regolari a canone concordato. Con quelle stesse risorse pubbliche, anziché arricchire pochi grandi proprietari di residence, demmo autonomia, case vere e dignità a centinaia di nuclei familiari.
Oggi Roma deve ritrovare quel coraggio. Deve tornare a far funzionare davvero i Buoni Casa pubblici, smettendo di finanziare l’emergenza permanente e utilizzando le risorse per garantire alle persone una reale autonomia abitativa, con pagamenti puntuali e trasparenti ai locatori.
Allo stesso tempo, bisogna intervenire sulla progressiva desertificazione della città, ponendo un limite al proliferare incontrollato di B&B e case vacanza. Il turismo non può trasformarsi in una forza che espelle dal centro di Roma i residenti, le giovani coppie e gli studenti, rendendo sempre più difficile trovare una casa a prezzi sostenibili.
E serve infine che il Campidoglio incalzi con forza il Governo. Non possiamo assistere in silenzio a un Piano Casa nazionale che, anziché investire sulle fragilità sociali, si limita a sanatorie e misure di deregolamentazione edilizia che favoriscono la rendita e ignorano il dramma degli sfratti e del caro affitti. Manca una visione pubblica dell'abitare: negli ultimi anni sono venute meno risorse fondamentali per il sostegno all'affitto e alla morosità incolpevole, lasciando troppo spesso i Comuni soli a gestire una vera e propria bomba sociale.
Serve invece un vero Piano Casa nazionale, con investimenti strutturali per recuperare il patrimonio esistente e realizzare nuove case popolari. L’edilizia residenziale pubblica resta la risposta di lungo periodo alla precarietà abitativa.
Garantire un tetto non è un atto di assistenza, è il primo dovere di una politica che vuole definirsi progressista e giusta. Roma non può tornare indietro.
