16 settembre, 2026

Ue, europarlamentari AVS: serve nuova Europa, ma non sarà il riarmo a costruirla

«Ursula von der Leyen ha detto oggi che l'Europa deve prendere in mano il proprio destino e ha concluso chiedendo di costruire una nuova Europa. Ma di quale nuova Europa parliamo? L'autonomia europea è necessaria in un mondo sempre più instabile, ma non può tradursi in più spesa militare e in una nuova corsa al riarmo nazionale.

La sicurezza europea non può essere ridotta alla sua dimensione militare. Per questo la proposta di un Consiglio europeo di sicurezza e di nuovi strumenti comuni non può nascere dentro la logica del riarmo degli Stati membri e della subordinazione della sicurezza europea alle avventure militari degli Stati Uniti e ai vincoli NATO».

Così le eurodeputate e gli eurodeputati di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda, Ignazio Marino, Leoluca Orlando, Benedetta Scuderi, Mimmo Lucano e Ilaria Salis, a margine del discorso sullo Stato dell'Unione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

«È proprio qui – aggiungono – che continuano a emergere le contraddizioni più profonde dell'Unione. Sulla Palestina, dopo anni di vergognosa inerzia e complicità con colonialismo e genocidio, von der Leyen pronuncia parole ancora troppo timide e, soprattutto, inutili a fermarli.

L'Europa ha strumenti politici ed economici concreti per agire: deve attivarli immediatamente. Servono un embargo europeo sulle armi, sanzioni efficaci e misure concrete contro l'annessione dei territori palestinesi. Non è più il tempo delle dichiarazioni senza conseguenze o ambigue.

Come, per altro verso, a nostro avviso non è possibile affermare che la Groenlandia è stata minacciata senza però nominare gli Stati Uniti di Trump, oppure parlare di diritto e giustizia dopo aver invitato i talebani».

«Sicurezza, per noi, significa in primo luogo giustizia climatica e sociale. E se von der Leyen non ha detto una parola sulle disuguaglianze e ha ribadito la strategia della fortezza Europa in tema di migrazioni – facendo un passaggio inaccettabile sul fatto che Schengen è subordinata a una gestione forte dei confini esterni –, abbiamo ascoltato un cambio di registro sulla subalternità alle Big Tech e all'inazione sul clima.

La presidente ha parlato di obiettivi climatici, ma è proprio la sua Commissione che sta distruggendo il Green Deal con i pacchetti Omnibus. Nel passaggio sulla resilienza climatica, von der Leyen ha parlato di assicurazioni invece che di modalità efficaci per contrastare il collasso.

L'Europa non può limitarsi a gestire, poco e male, le conseguenze della crisi climatica: deve intervenire massicciamente sulle sue cause. Servono lo stop ai sussidi fossili, una tassa del 50% sugli extraprofitti delle aziende fossili e un phase-out vincolante di carbone, gas e petrolio; serve un bilancio europeo che abbia le risorse per affrontare queste sfide e che non continui a tagliare proprio su mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici», concludono.