L'Europa non può voltarsi dall'altra parte
Oggi sono intervenuto sulla situazione umanitaria a Cuba, ricordando un principio molto semplice: quando parliamo di embarghi, sanzioni e tensioni geopolitiche, non possiamo dimenticare le persone.
La crisi energetica e le restrizioni che colpiscono il Paese stanno mettendo in difficoltà ospedali, scuole e servizi essenziali. Mancano medicinali, carburante, attrezzature mediche ed elettricità. E quando in un reparto pediatrico salta la corrente o una terapia arriva in ritardo, il prezzo lo pagano i cittadini più fragili.
Per 32 volte consecutive l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto la fine dell’embargo. Credo che anche l’Europa debba continuare a difendere la strada della cooperazione, del dialogo e della tutela della popolazione civile.
E io chiedo: come può l’Europa accettare che un governo straniero decida con chi le nostre imprese e i nostri cittadini possano commerciare liberamente? Come possiamo tollerare sanzioni extraterritoriali che invadono la nostra sovranità e violano il diritto internazionale? Dal 1° maggio qualunque azienda europea può essere colpita semplicemente per commerciare con Cuba nei settori dell’energia, delle miniere o dei trasporti. Parliamo di economia civile, non militare.
La politica internazionale non può trasformarsi in una condanna quotidiana per milioni di persone.
