UCRAINA, VERDI ITALIANI PE: EUROPA FACCIA VALERE SUO PESO CON PIÙ FORZA E CORAGGIO
“La nostra posizione sul conflitto in Ucraina non cambia, così come resta fermo il sostegno alla popolazione ucraina e la condanna, senza se e senza ma, dell’invasione russa. L’obiettivo rimane quello di una pace giusta e per noi la strada principale per raggiungerlo è quella del massimo impegno diplomatico”. Così la delegazione italiana dei Verdi al Parlamento europeo.
“Cittadini e cittadine ucraine – proseguono – hanno il diritto di tornare a vivere in condizioni di normalità e di ripartire anche grazie al sostegno europeo per la ricostruzione, le infrastrutture civili, la sicurezza energetica e le politiche sociali. Quel diritto non può essere messo in discussione da nessuna iniziativa di stampo trumpiano che, cercando un’interlocuzione con Putin, ignori l’Ucraina e la stessa Europa".
“La risoluzione votata oggi a Bruxelles è ancora una volta incapace di proporre soluzioni alternative e di affermare l’Europa come attore chiave nel percorso verso la pace. L’astensione espressa oggi nasce dalla volontà di distinguere chiaramente tra il sostegno al popolo ucraino, che per noi resta un punto fermo, e la critica verso Istituzioni europee ancora troppo marginali nella costruzione di un vero progetto di pace. Al netto di alcuni importanti passaggi che condividiamo sugli aiuti finanziari, su azioni concrete per tutelare i minori ucraini e sull’impegno per un pieno coinvolgimento dell’Ucraina e dell'Ue - come diretta interessata nel processo di pace – l’Europa continua a rifugiarsi nell’invio indiscriminato di armi come unica risposta al conflitto. Noi ci aspettiamo invece più forza e coraggio: un uso deciso dei mezzi diplomatici, la volontà di far sentire tutto il suo peso politico e la capacità di porsi al pari delle altre potenze mondiali. È tempo che l’Unione europea smetta di operare all’ombra delle scelte di Washington e affermi con chiarezza una propria autonomia strategica, capace di bilanciare il rapporto transatlantico nel segno della pace, non della subordinazione”, concludono.
