Orazi e Curiazi, Alisher Usmanov e il processo di Marino

21 febbraio 2017
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Dopo la mia elezione in Campidoglio quando vidi le condizioni in cui versava la sala degli Orazi e Curiazi, dove il 25 marzo 1957 vennero firmati i trattati che istituirono la Comunità economica europea, pensai che mancava poco al sessantesimo anniversario e non avevamo le risorse per restaurarla. E così, come in altri casi, mi misi alla ricerca di un mecenate che potesse aiutare Roma a fare bella figura. Fu Alisher Usmanov a offrirsi di farsi carico delle spese dopo che gliene parlai nell’autunno 2014.

Alisher Usmanov, imprenditore russo, è un personaggio straordinario, con una vita così singolare da meritare un romanzo. Nato in Uzbekistan è oggi tra i primi quaranta più ricchi del mondo. Molto attento alla ricerca scientifica, soprattutto a quella sui tumori, nel 2014 acquistò all’asta da Christie’s, a New York, la medaglia conferita per il Nobel a James Watson, lo scopritore assieme a Francis Crick della doppia elica del DNA, in altre parole dell’essenza stessa della nostra vita. L’allora ottantaseienne Watson la mise all’asta per raccogliere fondi per la ricerca. Usmanov l’acquistò per quasi cinque milioni di dollari e poco tempo dopo volle restituire la medaglia a Watson perché riteneva che dovesse essere aiutato nella ricerca scientifica ma il simbolo del premio Nobel doveva rimanere con chi l’aveva meritato. Anche la vicenda delle colonne in granito e marmo cipollino va raccontata. Mesi dopo il nostro incontro dell’autunno 2014, mentre mi preparavo per salutare il presidente dell’Azerbaijan con il quale avevamo siglato un accordo culturale che regalò a Roma un milione di Euro per la ripresa di alcuni scavi archeologici accanto al foro di Traiano, mi tornò in mente la promessa di donazione che mi aveva fatto Alisher Usmanov. Mi chiesi se quella donazione fosse poi stata appropriatamente utilizzata e valorizzata. Nessuno ne sapeva nulla. Mi arrabbiai davvero molto e chiesi che si verificasse immediatamente in assessorato, in sovrintendenza, in ragioneria. Dopo diverse ore ottenni un foglio che indicava una transazione avvenuta il 23 dicembre 2014, da Mosca a Roma, con la causale che indicava “Alisher Usmanov: donation as per agreement”. Rimasi di stucco: il signor Usmanov aveva versato mezzo milione di Euro nel conto del Comune di Roma e nessuno se ne era accorto, nessuno me lo aveva segnalato, nessuno aveva chiesto le ragioni. Nessuno nella banca, nessuno in ragioneria, nessuno in assessorato, nessuno in sovrintendenza. Chiamai subito Alisher Usmanov al telefono e quando lo raggiunsi iniziai a raccontargli come avremmo restaurato la sala degli Orazi e Curiazi e la fontana dinanzi al Quirinale con la sua donazione. Gli raccontai anche del progetto di innalzare due ordini di colonne nel foro di Traiano con un fregio che era al suolo da oltre mille anni. Alisher Usmanov si interessò all’idea al punto che offrì di sostenere anche l’anastilosi delle colonne. Lo invitai a cena a Roma e trascorremmo la sera a discorrere in inglese di scienza e arte. Quella stessa sera firmammo un protocollo di intesa e poche settimane dopo, in una bella serata primaverile, Roma ricevette da Alisher Usmanov una seconda donazione di un altro milione e mezzo di Euro. Oggi sia la fontana dei Dioscuri che la sala degli Orazi e Curiazi sono tornate al loro originale splendore. Entro dicembre 2016, l’area archeologica centrale, avrebbe dovuto arricchirsi di due ordini di colonne alte quasi quanto la metà della colonna di Traiano, ma ancora questi lavori non sono stati compiuti, nonostante il denaro di Alisher Usmanov sia a Roma dalla primavera del 2015.

Ieri all’inaugurazione della sala degli Orazi e Curiazi la sindaca ha fatto l’elogio del mecenatismo e dell’importanza della ricerca di donazioni private. Chissà se ha scritto una lettera con un biglietto d’invito per l’evento ad Alisher Usmanov. Il Movimento 5 Stelle nel 2015 mi denunciò per le mie cene di rappresentanza e negli atti delle indagini della Procura tra tutte le spese per le cene di rappresentanza del mio mandato di 28 mesi venne elencata, ovviamente, anche la cena offerta l’11 aprile 2014 ad Alisher Usmanov.

Ho fortemente voluto che il mecenatismo divenisse un motore fondamentale per la cultura a Roma. La cultura di una città non può limitarsi alla sola conservazione. Al di là delle parole di circostanza sul mecenatismo, degli inviti fatti o non fatti, e delle denunce fatte, chissà con quali donatori internazionali la sindaca Raggi ha stretto accordi per il bene di Roma. Amministrare la cultura in una città come Roma non significa solo prendersi cura di quello che ci è stato lasciato in dote da chi è venuto prima di noi, ma anche avere idee e proposte che sappiano guardare al futuro.

 

 

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