In onore di Mandela il Summit dei nobel pace

12 dicembre 2014
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Questa mattina ho avuto il piacere di dare benvenuto, e quello di tutta la città di Roma, ai partecipanti al quattordicesimo Summit dei Premi Nobel per la Pace. È stato per me un onore grandissimo incontrare premi nobel come Shirin Ebadi, Jody Williams e Mairead Maguire e il Dalai Lama.

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Roma è onorata e felice di tornare a ospitare di nuovo – dopo sette anni – il Summit Mondiale dei Nobel per la Pace.

Lo slogan di questa quattordicesima edizione è “Pace. Viviamola!” ed è in onore di Nelson Mandela, una scelta che a un anno dalla sua scomparsa può ispirare tutti noi.

Conosciamo tutti la storia di Nelson Mandela, la storia di questo grande uomo – che la città di Roma annovera tra i suoi cittadini onorari dal 1982 – la sua forza dell’animo, la forza del suo cuore, delle sue parole.

Il Presidente Mandela amava dire “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso” e il sogno di Mandela ha reso libero il suo Popolo, ha reso libero il sud Africa e, idealmente, ha reso più liberi tutti noi.

Il suo esempio è stato fonte di ispirazione e insegnamento per molti, ricordo quando nei miei colloqui con il cardinale Martini gli chiesi chi, per lui, fosse la persona da ammirare e la sua risposta – senza esitazione – fu proprio Nelson Mandela. Perché – mi disse – dopo tutti gli anni di sofferenze non provava rancore per nessuno.

La risposta di Carlo Maria Martini rende perfettamente il significato che la figura di Mandela ha rappresentato per tutto il mondo nella seconda metà del secolo scorso. Una fonte di ispirazione per politica, diritti e cultura. Un esempio senza tempo per tutta l’umanità.

L’omaggio di Roma, dunque, è per un uomo e un eroe, che ha vissuto la sua vita personale e quella pubblica fondando ogni sua azione sul sentimento del perdono, del rispetto dei diritti umani, della non violenza e della lungimiranza, secondo l’idea che “l’amore scorre nel cuore umano più naturalmente che il suo opposto”.

Ma Mandela è stato anche l’uomo, il politico che ha preso in mano le sorti del Sud Africa e lo ha accompagnato, democraticamente, verso l’affermazione di una pace duratura, mettendolo al riparo da quelle forze che ancora non si rassegnavano.

“Il momento di colmare gli abissi che ci dividono è arrivato. Il tempo di costruire è il nostro tempo, tocca a noi”, queste le sue parole a Pretoria, il 10 maggio 1994, quando dopo 27 anni di prigionia il leader sudafricano pronunciava un discorso che rimarrà nella storia. L’elezione di Mandela segnava la fine dell’apartheid.

Il suo esempio, insieme a quello di di tante donne e uomini, che hanno dedicato e dedicano la loro vita all’affermazione della giustizia, della pace e della dignità umana, devono rappresentare per tutti noi un modello per la costruzione del futuro. Persone che hanno creduto e credono, instancabilmente, nella condivisione, nel dialogo, nella tolleranza, e rispetto dell’altro.

In assenza di questi valori ogni azione è vana, ancor più vana nel mondo contemporaneo, dilaniato ogni giorno da nuove violenze e nuove guerre. In un mondo dove quasi un miliardo e mezzo di persone vive nella povertà.

In questo quadro è sempre più necessario puntare su processi che portino all’abbattimento delle divisioni, che puntino alla collaborazione e alla cooperazione per superare i conflitti.

Siamo convinti che la politica possa fare molto, una politica capace di agire sulle coscienze.

Sarebbe meraviglioso se da Roma, se da questo Summit, potesse partire un processo di  “globalizzazione dei diritti umani, la globalizzazione della pace” come ha detto Papa Francesco parlando di globalizzazione dell’indifferenza.

Sarebbe meraviglioso se i giovani, la generazione future, prendessero il testimone di Nelson Mandela.

Per questo abbiamo deciso di sostenere negli istituti superiori di Roma il progetto di educazione alla pace “Leading by Example”, promosso dal Summit Mondiale dei Nobel per la Pace. Perché dobbiamo consegnare ai nostri giovani la possibilità di comprendere e di agire nell’interesse comune.

Questa mattina ho concluso il mio saluto così, con le parole di Nelson Mandela: “Il tempo per la guarigione delle ferite è venuto. Il momento di colmare gli abissi che ci dividono è venuto. Il tempo di costruire è su di noi, è il nostro tempo, la nostra ora. Abbiamo trionfato nel tentativo di impiantare dei semi di speranza nel cuore di milioni di nostri cittadini”.

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