IL MIO INTERVENTO A "ENERGIA CIVICA", AL TEATRO SAN GENESIO

12 dicembre 2015
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“Abbiamo il compito, persino il dovere etico di andare avanti con le nostre idee, di parlare alle persone della nostra città, di condividere i nostri progetti e far capire che c’è una Roma per bene, una Roma che vuole cambiare, per essere un punto di riferimento per il Paese”. L’ho detto questa mattina incontrando gli eletti nei municipi e al consiglio comunale della Lista Civica, donne e uomini che rappresentano una risorsa straordinaria per Roma. Persone il cui entusiasmo sopravvive nonostante la ferita gravissima inferta alla democrazia con la decisione del PD di far dimettere i propri consiglieri comunali.

Ho parlato anche dell’appello dei sindaci Pisapia, Zedda e Doria a tenere unito il centrosinistra, un appello apprezzabile. Ma c’è bisogno di coerenza politica fra la coalizione nazionale e quelle locali. Il punto è: dove sta andando il centrosinistra e dove sta andando il PD? Possiamo ancora cambiare un partito che a Roma ha bloccato sin da subito molti dei provvedimenti più importanti della nostra Giunta, come le norme per scegliere sulla base del merito e non sulle indicazioni dei partiti i consigli di amministrazione, e che ha chiuso la consiliatura decidendo nella stanza chiusa di un notaio le dimissioni in blocco dei propri consiglieri?

Per me una coalizione di centrosinistra è una coalizione di centrosinistra, cioè: non può essere come quella che sostiene il governo nazionale dove importanti posizioni sono occupate da persone che sono cresciute con Silvio Berlusconi. Si permetta alle persone di scegliere: se quello è il percorso probabilmente molti di noi non ci si riconosceranno. Si dica dove si vuole andare, non è possibile cercare di far passare il messaggio che non esistano valori di destra e non esistano valori di sinistra. Perché io lo dico chiaro: non sono un elettore di Gasparri, né di Alfano, né della Lorenzin.

E’ vero, la nostra città, la capitale d’Italia, deve purtroppo tornare al voto a causa del suicidio del vertice e dei consiglieri del PD. E il rischio è che cada nelle mani dell’estrema destra. Ma questo rischio si può evitare a due condizioni. La prima: che si valorizzino le idee della parte pulita della città. La seconda: che la ferita alla democrazia vanga sanata. Il Partito Democratico di Renzi chieda scusa agli elettori romani, riconosca l’errore gravissimo che ha fatto, cancellando la loro volontà e la democrazia. Solo così si può sperare che i cittadini romani rifletteranno ed accetteranno le scuse.

Oggi l’unica cosa che sembra in grado di fare il PD è lanciare nomi di possibili candidati sindaco. Riccardi, Marchini, Malagò, Madia, Giachetti, Gabrielli, ne abbiamo letti talmente tanti.. Ma che cos’hanno in comune questi nomi? Evidentemente sono di estrazione culturale sociale e anche ideale così diversa che è difficile trovare qualcosa che li leghi. Questo testimonia la grande confusione che domina nel partito.

In questa grande confusione, noi sappiamo quale percorso vogliamo fare. Il nostro è il percorso delle idee, che è molto diverso dal percorso delle poltrone. Noi siamo interessati ai progetti. E’ insieme a persone straordinarie come quelle incontrate oggi e che incontro ogni giorno per strada che Roma potrà diventare sempre di più una capitale di cui andare orgogliosi.

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