APPALTI, L'ISPEZIONE DELL'ANAC E LA MIA BATTAGLIA PER CAMBIARE UN SISTEMA MALATO

15 marzo 2016
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Ho letto con grande attenzione i resoconti giornalistici sull’ispezione condotta da Raffaele Cantone sugli appalti del Comune di Roma. Un’indagine che si aggiunge a quella sui conti che avevo richiesto e ottenuto e che impegnò per sei mesi la Guardia di Finanza in Campidoglio.

Rivendico con orgoglio di essere stato io a volere questa collaborazione, anche firmando nel luglio del 2015 con lo stesso Direttore dell’ Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) il primo Protocollo di Vigilanza Collaborativa fra Comune di Roma e ANAC.

Quella fotografata da Cantone è una realtà fortemente radicata e drammatica, fatta di sistematiche piccole e grandi violazioni che la mia Giunta ha combattuto, sia grazie al coinvolgimento dell’ANAC, sia per l’impegno generoso degli assessori.

Una lotta titanica, la nostra, che ha provocato una reazione violentissima da parte degli ambienti romani che vivono sull’illegalità e che si è interrotta con la sciagurata decisione del Partito Democratico di determinare la caduta del sindaco con le dimissioni di massa dal notaio dei consiglieri del PD e della destra.

L’indagine di Cantone riguarda gli anni dal 2012 al 2014, ma vorrei far notare che quello che è stato accertato non nasce nel 2012. Le pratiche opache che io ho tenacemente combattuto sono figlie di un sistema malato che ha le sue radici anche nelle amministrazioni precedenti, e sarebbe puerile negarlo. La differenza fra la mia amministrazione e quelle che l’hanno preceduta è che io ho cercato di cambiare questo sistema.

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