Rischio sismico: "lo Stato che fa si costerna si indigna si impegna poi getta la spugna con gran dignità...."

30 agosto 2016
30 agosto 2016, Commenti: Commenti disabilitati su Rischio sismico: “lo Stato che fa si costerna si indigna si impegna poi getta la spugna con gran dignità….”

Il terremoto che ha devastato Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto ha mostrato ancora una volta con brutale chiarezza la fragilità del nostro territorio, delle nostre case, di paesi e città, di borghi storici cresciuti nei secoli in aree in cui i terremoti sono più che un rischio, anche se non si può prevedere quando e dove colpiranno.

Quelli che noi chiamiamo cataclismi sono spesso eventi naturali che diventano catastrofici per gli esseri umani a causa proprio dell’incuria e dell’incoscienza con cui tanti edifici vengono costruiti, con materiali scadenti e senza rispettare i criteri antisismici. Se tutto questo è gravissimo per le abitazioni private, è criminale quando riguarda edifici pubblici che rappresentano in ogni comunità punti di riferimento preziosi quando la vita di tutti viene sconvolta da un terremoto: gli ospedali e le scuole.

Nel 2009, rimasi sconvolto nel vedere le condizioni dell’Ospedale San Salvatore nella città di L’Aquila colpita dal terremoto. Mi recai lì subito con alcune senatrici e senatori della Commissione d’Inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale che presiedevo e immediatamente decidemmo di avviare un’indagine sulle condizioni strutturali degli ospedali italiani ubicati in zone a rischio sismico. Non era la prima inchiesta del Parlamento: nel 2001 un censimento effettuato su circa 1.000 presidi ospedalieri aveva già dimostrato la fragilità delle strutture alle quali ci affidiamo per le nostre cure.

La Commissione parlamentare d’inchiesta che presiedevo, tra il 2009 e il 2013, studiò 200 strutture ospedaliere situate in aree ad alto rischio sismico e giunse alla conclusione che il 75% degli ospedali che si trovano in quelle aree sarebbero crollate in caso di terremoto di magnitudo superiore a 6,2-6,3, un evento che in Italia si è verificato già 11 volte dall’inizio del XX secolo. Il 60% delle strutture non reggerebbe neanche in caso di terremoto di magnitudo 6.0, sensibilmente meno violento ma comunque molto forte, come quello che si è verificato il 24 agosto e che ha danneggiato in modo irreparabile l’ospedale di Amatrice e distrutto le scuole dell’area.

La messa in sicurezza di ospedali e scuole dev’essere una priorità assoluta per il nostro Paese. Per questo ho aderito – e invito tutti a farlo – alla petizione lanciata sulla piattaforma Change.org (https://www.change.org/p/terremoto-scuole-e-ospedali-subito-in-sicurezza-matteorenzi) dalla presidente dell’associazione ParteCivile-marziani in movimento, Emilia La Nave, con la quale si chiede al presidente del Consiglio d’inserire nella legge di stabilità 2017 i fondi necessari a far partire immediatamente l’adeguamento antisismico per  gli ospedali e le scuole che sorgono nelle zone a più alto rischio sismico. 

Il fatto che, sulla base dell’articolo 82 che i nostri padri costituenti scrissero nella Costituzione, il potere legislativo svolga controlli con indagini scientifiche come quella che conducemmo dopo il terremoto del 2009 e poi, negli anni, esse vengano chiuse in un cassetto mi ricorda amaramente le parole di un grande poeta del nostro Paese, Fabrizio De Andrè: “lo Stato che fa si costerna si indigna si impegna poi getta la spugna con gran dignità….”.

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