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mercoledì 28 luglio 2010
OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI: PIU' CARCERI CHE OSPEDALI
E' stato davvero un viaggio tra gli ultimi degli ultimi.
Io e i senatori della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, abbiamo presentato oggi l'intera inchiesta (svolta con blitz e sopralluoghi a sorpresa) sui sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani (Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere).
Un inferno per 1.500 internati: le carenze, la sporcizia e il degrado sono vergognose e superano l'immaginazione. Sembra un problema di nicchia perché parliamo di 1.500 persone, ma è un problema di civiltà per il nostro Paese. Nell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto un uomo era legato mani e piedi a un letto con delle garze, il letto di contenzione aveva un buco in mezzo dal quale defluivano feci e urine; le stanze sono sovraffollate, sporche, ammuffite.
Dovrebbero essere degli ospedali ma i medici sono rarissimi. Dovrebbero essere reparti psichiatrici ma gli psichiatri non ci sono.
Negli OPG si entra ma si rischia di non uscire più. Sono moltissime le persone sottoposte a misure di sicurezza anche se hanno commesso un reato minore e mai più uscite a causa delle infinite proroghe, anno dopo anno, senza speranza. Un uomo di Secondigliano è entrato nell'OPG dopo essersi presentato vestito da donna davanti a una scuola 25 anni fa. E' ancora lì. Sono i cosiddetti "ergastoli bianchi" che in alcuni casi arrivano anche al 40% delle persone internate. Tutti lo sanno, nessuno ne parla.
Non si possono raccontare questi scenari a dir poco vergognosi ma sono situazioni inaccettabili che devono finire. La Commissione ha inviato la relazione dei NAS alle procure competenti per denunciare ogni carenza e irregolarità. Personalmente, non mi darò pace fino a quando le persone ammalate non saranno fatte uscire dagli OPG e ricoverate in ospedali attrezzati. Ma chiedo anche che chi non deve più essere trattenuto sia lasciato libero e preso in carico da chi ha il dovere di assicurare il servizio ai pazienti psichiatrici sul territorio.
Basta chiudere gli occhi e distogliere lo sguardo! Basta con questa vergogna di Stato.
Guarda le immagini scattate durante i sopralluoghi a Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere.
Scarica la relazione sui sopralluoghi.
LA NOSTRA DENUNCIA SUI MEDIA
Guarda e commenta la mia intervista al sito dell'Espresso.
Guarda il servizio del Tg3 e il video della conferenza stampa su Youdem.
Leggi l'articolo su Corriere.it e quello su Repubblica.it .
Guarda la fotogallery sul sito di Liberazione.
I PASSI AVANTI E I REPORTAGE GIORNALISTICI SEGUITI ALLA NOSTRA INCHIESTA
Il sito web di Repubblica Firenze sottolinea l'impegno della Regione Toscana a chiudere l'Opg di Montelupo Fiorentino. Un primo impegno formale, dopo la denuncia della Commissione. Leggi l'articolo e guarda la fotogallery ( con le immagini del solo sopralluogo a Montelupo).
Le telecamere del TG3 dentro l'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto.
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Abbiamo visto una realtà sconvolgente, impietosa, che ci ha lasciati esterrefatti. Grazie, radical-Ignazio, per essere tornato in questo paese senza dignità.
purtroppo niente di nuovo sotto il sole, pero' almeno cerchiamo di strappare il velo dietro al quale si cerca di nascondere queste crude realta' che purtroppo i media non fanno vedere.
bravo senatore Marino!
Gentile senatore,
mi chiamo FRANCESCA e da 13 anni sono infermiera all'O.P.G. di Montelupo Fiorentino e sono stata tra le prime a chiedere l'interessamento della politica per modificare le condizioni degli internati in O.P.G.. hO scritto lettere ad Antonio Di Pietro e tramite il senatore Leoluca Orlando ho saputo che sarebbe stata fatta un'inchiesta.Penso che sia giusto chiudere gli O.P.G. così come sono oggi ma, non sono d'accordo con la sua affermazione di rimandare gli internati in cui permane la pericolosità sociale in carcere. E' assolutamente sbagliato poichè la pericolosità è un fatto giuridico mentre la patologia psichiatrica è un fatto clinico, da ciò consegue che pericoloso o no il paziente internato rimane un persona affetta da un disturbo psichiatrico che non può e non deve essere curato in carcere.
I pazienti psichiatrici non capiscono le regole scritte e quelle" non scritte" del carcere e non riuscirebbero mai a tollerare un regime restrittivo nè sarebbero tollerati dai delinquenti comuni.
Ad esempio i pazienti schizofrenici sono spesso nudi non perchè non ci sia qualcuno che li vesta ma perchè non riescono a tollerare contatti con il proprio corpo a volte nemmeno attraverso gli indumenti.
Queste persone hanno bisogno di un'assistenza personalizzata e progettualizzata e di spazi adeguati per vivere ed essere assistiti.
La soluzione sta nel creare piccole comunità, come già esistono sul territorio, in attuazione della legge 180,anche per i pazienti psichiatrici sottoposti a misura di sicurezza.
Queste comunità dovrebbero ospitare massimo 20 persone ed essere assistiti da Psichiatri, infermieri specialisti nell'area della salute mentale ed OSS. Riportare queste persone in carcere sarebbe assolutamente disumano.
Le posto questo, senatore,perché, anche se sono certa che a Castiglione ha trovato una situazione decisamente migliore rispetto a quella degli altri Opg,nessuna di queste strutture sfugge ad un sistema che non ha ancora saputo distinguere la pena dalla cura e rivedere quell'ambiguità giuridica che è la misura di sicurezza, nonché realizzare le strutture già previste dalla 180 ma rimaste finora lettera morta.
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Mantova: la Procura lancia allarme; l’Opg di Castiglione scoppia, impossibili altri ricoveri
La Gazzetta di Mantova, 18 luglio 2010
L’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione scoppia. A lanciare il grido d’allarme è la Procura della repubblica di Mantova che, congiuntamente alla direzione generale dell’Azienda Carlo Poma, ha inviato una lettera al ministero della giustizia e alla regione Lombardia per segnalare la grave situazione che si è venuta a creare negli ultimi mesi. L’ospedale, in pratica, non è più in grado di accogliere nessun’altro detenuto perché ha già superato di quaranta unità il numero massimo previsto che è di 223.
Stiamo parlando dei detenuti maschi, perché la sezione femminile - unica in Italia - non sta creando alcun problema. Un decreto del 2009 aveva previsto per l’ospedale psichiatrico di Castiglione l’accoglimento di detenuti provenienti dal Piemonte, dalla Lombardia e dalla Valle d’Aosta, ma la mancanza di strutture esterne adeguate che possano accogliere i pazienti a fine cura per inserirli gradualmente nella società non esistono.
Per questo l’Opg deve farsi carico anche di questi che ovviamente fanno lievitare il numero dei detenuti. Per ovviare a questo problema è stato approvato ed è anzi già esecutivo l’utilizzo di una palazzina di proprietà del Carlo Poma dove entro l’anno saranno ospitati una ventina di questi detenuti a fine cura. Il problema del sovraffollamento non incide solamente sull’assistenza che peraltro viene comunque garantita, ma anche sulla convivenza. Con l’aumento dei detenuti infatti cresce anche il rischio dell’aggressività.
Potrebbero insomma verificarsi episodi di intolleranza. Ricordiamo che gli ospiti dell’ospedale psichiatrico giudiziario sono persone condannate per gravi reati contro il patrimonio ma soprattutto contro la persona. Non essendo una struttura carceraria, inoltre, la direzione del Poma non può chiedere ed ottenere guardie carcerarie. Una situazione molto delicata dunque, che ha indotto i vertici dell’Azienda e della Procura a chiedere lo stop ai nuovi arrivi.
E voi, anime belle,che leggendo La Junta di Gore Vidal v' indignavate a ragione delle condizioni di detenzione di fior di terroristi a Guantanamo, voi giornalisti ciechi, perché non avete dato mai uno sguardo ai lager di casa/cosa nostra? La Repubblica non informa?
Finalmente un politico che si interessa di certe situazioni abbandonate! Ho visitato Castiglione delle stiviere ed è effettivamente l'unica struttura in italia ad essere a norma.
Sig. Marino, lei merita il nostro rispetto
Sergio da Piacenza
Gentile collega, ho appreso dalla stampa della tua visita nell'OPG dove lavoro come psichiatra da 15 aa, l'OPG di Montelupo F.no.
Hai espresso pareri condivisibili e legittimi. Ma per come esposti rischiano di
suscitare i soliti clamori mediatici, e difficili aspettative nei pz, quel 40 % dimissibile qundo pensi che lo sarà? E quante dannose aspettative si rischia di accendere nei ricoverati così fragili e vulnerabili come persone portatrici di gravi disturbi psicopatologici.Da anni tocco con mano tutti i giorni la difficoltà della dimissione, l'impossibilità di dimettere perchè le asl di provenienza non hanno risorse o volontà, non so, non voglio essere polemico.
Comunque mi fa piacere che tu parli di carente assistenza psichiatrica, e lo dice uno che tanti anni fa ha fatto la scelta rischiosa di lavorare con questi pz, perchè credeva nell'utilità di questo lavoro, rinunciando ad altri più "tranquilli". Ti ringrazio dell'Attenzione, mi farebbe piacere che essere sentito ascoltato,anche in Commissione non ho problemi, ma in questo periodo di auspicabili cambiamenti nell'assistenza sanitaria in OPG, nessuno si è degnato di chiedere a chi ci lavora come psichiatra.
Se non ritieni utile sentirmi, cerca di mettere me ed i miei Colleghi in condizioni di lavorare meglio, di lavorare con pz che possano aspirare ad un futuro oltre quelle mura, un futuro certo e non costruito sull'onda di promesse mediatiche, non vorrei trascorrere il mio rientro a lenire le delusioni di sogni ad occhi aperti.
Ti ringrazio per la Cortese Attenzione
Bigalli Luca
Psichiatra Convenzionato c/o L'OPG di Montelupo F.NO
Egregio Presidente Ignazio Marino,
ho deciso di scriverLe dopo molte perplessità, convinto che la mia lettera passerà inosservata e non cambierà certamente il suo modo di agire riguardo le problematiche degli OPG ed in particolare di quello di Barcellona P.G..
Premetto che sono un iscritto al PD e che ho sempre avuto la massima stima di Lei, reputan-dola una persona seria e corretta. Ero presente alla sua visita all’OPG di Barcellona: sono l’educatore che è stato insieme a Lei durante l’ispezione nell’istituto di Barcellona e devo dire che sono rimasto sconcertato per come è stata gestita da parte della Commissione questa vicenda. Non mi aspettavo certamente un così violento ed ingiustificato “J’accuse” ma, al contrario, delle “sentite scuse” ai malati ed agli operatori dell’OPG, per quello che la politica è riuscita a fare in negativo in questi ultimi trent’anni.
I malati di mente autori di reato, dopo l’approvazione della Legge 180 sono stati dimenticati. Lei forse era assente dall’Italia, ma deve sapere che in tutti questi anni si è sviluppato un lungo ed infruttuoso dibattito sul superamento degli OPG e sull’opportunità di non “trattare” i così detti “rei folli” in ambito penitenziario. L’Italia è rimasto l’unico paese civile nel quale i soggetti, affetti da patologia psichiatrica, che hanno commesso un reato vengono affidati totalmente al regime peniten-ziario. Con la riforma penitenziaria del 1975 i manicomi criminali sono stati ribattezzati Ospedali Psichiatrici Giudiziari ma sostanzialmente sono rimasti invariati; la normativa penitenziaria, su oltre 250 articoli, solo in due traccia delle differenze tra detenuti e internati, oltretutto di scarsa rilevanza. Da oltre vent’anni gli stessi Direttori ed operatori degli OPG hanno cercato di richiamare l’attenzione sulla necessità di superare o riformare radicalmente questi istituti. Sono stati organizza-ti convegni, seminari, tavole rotonde, manifestazioni pubbliche; sono stati elaborati innumerevoli documenti e rilasciate centinaia di interviste tutto per attirare l’attenzione su un problema dimenti-cato, sulle problematiche di poche persone (oggi 1500), dimenticate totalmente dallo stato italiano e dai legislatori.
Noi operatori abbiamo sperato in tutti questi anni che la riforma degli OPG si potesse con-cretizzare: la presentazione dei vari progetti di legge avanzati dal senatore Corleone, dalle Regioni Emilia-Romagna e Toscana, dal Sen. Milio, ci ha visto attivamente coinvolti e non abbiamo manca-to di offrire la nostra esperienza e conoscenza del problema per collaborare alla preparazione delle proposte di legge. Nessuna di queste riforme è stata mai discussa in parlamento, né in commissione né in aula. Le ultime speranze sono andate disattese con la mancata approvazione del progetto di ri-forma del Codice Penale, presentato nel corso della passata Legislatura da parte della commissione “Grosso”. Nell’attuale Parlamento non esiste, che io sappia, una proposta di legge per la riforma degli OPG.
Le ricordo che i vecchi OPG sino ai primi ai ’80 erano istituti che accoglievano esponenti delle organizzazioni di stampo mafioso, che si trovavano lì (grazie ad una vasta rete di pressione e corruzione) per evitare condanne a pene pesanti, ristretti insieme a malati mentali, veramente ab-bandonati a se stessi (pensi che all’epoca nell’OPG di Barcellona non vi era neanche uno psichia-tra). In una sentenza di assoluzione per insufficienza di prove (?) a carico del Direttore dell’epoca, era testualmente scritto che era stata accertata la funzionalità dell’istituto agli interessi della mala vita organizzata. Abbiamo lottato e riportato nella legalità un’istituzione delle Stato, andando in-contro a rischi e ritorsioni da parte di un sistema di connivenze e malaffare ben consolidato. Tutto questo fa parte della storia degli OPG: basta documentarsi.
Nel giro di pochi anni l’OPG, che era considerato a Barcellona un “bubbone infetto”, è diventata una realtà importante che andava supportata nella sua attività dalle istituzioni e dal volontariato lo-cale. E’ stato sottoscritto un “protocollo d’intesa tra l’Amministrazione Penitenziaria, l’ASL di Messina, il Comune di Barcellona ed Associazioni di volontariato che hanno consentito la realizza-zione di centinaia di progetti ed innumerevoli attività finalizzate a migliorare le condizioni di vita all’interno dell’OPG ed a implementare i percorsi di reinserimento nei territori di provenienza degli internati. Tutto questo mentre i DSM competenti alla predisposizione dei percorsi riabilitativi conti-nuavano a rifiutarsi di riprendersi i loro assistiti o rimandavano sistematicamente il ritorno dei mala-ti nei loro territori.
La situazione è profondamente cambiata in questi ultimi anni:
• le presenze degli internati nell’arco di tre anni è quasi raddoppiata (da 180 ai 350 attuali) cau-sando una situazione di grave sovraffollamento;
• il personale è andato gradualmente diminuendo per effetto dei pensionamenti, senza essere rim-piazzato, causando una contrazione importante delle attività riabilitative all’interno dell’OPG;
• la risorse finanziarie, che in passato venivano garantite dal Ministero della Giustizia in maniera sufficiente, sono state selvaggiamente ridotte (oltre del 60 %), impedendo di fatto la possibilità di acquistare i farmaci in maniera adeguata, di conservare un monte ore sufficiente per i consu-lenti psichiatri, per gli psicologi e per il personale medico e paramedico a parcella e di mantene-re un numero di detenuti/internati lavoranti in grado di garantire pulizia e igiene adeguata all’interno dei reparti. (come in tutti gli istituti penitenziari la pulizia viene effettuata con il lavo-ro dei detenuti, non esistono altre risorse).
Abbiamo informato tutti sulla situazione di degrado che si stava creando attraverso tutti i mezzi a nostra disposizione (comunicazioni ufficiali a tutte le istituzioni, documenti, comunicati stampa, in-terviste), coinvolgendo i lavoratori, le organizzazioni sindacali, le associazioni di volontariato e la società civile. Abbiamo strillato, pianto, chiesto aiuto, tutto questo inutilmente.
Malgrado ciò, abbiano continuato a lavorare cercando di rendere meno tragica la degenza degli in-ternati in OPG.
In istituto funzionano la scuola elementare e media, sono presenti sette corsi professionali, è attivo un circolo ricreativo fondato e organizzato dagli stessi internati che gestisce un piccolo bar all’interno, continua a funzionare un centro di ascolto ed uno sportello per le pratiche pensionisti-che, vengono realizzate cene di reparto e svariate manifestazioni ricreative e culturali, tutto cioè, ed altro ancora, con l’apporto determinante del volontariato (entrano in OPG regolarmente oltre 200 volontari).
All’esterno dell’OPG sono state attivati 3 corsi professionali frequentati da internati, quali ammessi al lavoro all’esterno (Art. 21 Ordinamento Penitenziario), e si continua a lavorare per la gestione, l’organizzazione ed all’avvio di numerosi progetti volti alla dimissione ed al reinserimento degli in-ternati: ASTU, SolidaMente, Custodia attenuata, Luce è Libertà.
Per avere queste informazione bastava chiedere agli operatori il giorno dell’ispezione. Ma voi Commissari quel giorno non avete voluto sentirci, dopo un frettoloso giro siete andati via, convinti di aver visto tutto.
Sul Corriere della Sera del 28 luglio 2010, venivano riportate le conclusioni della Commis-sione. “Bocciati cinque OPG, promosso solo quello di Castiglione delle Stiviere”. Non ho letto, pe-rò, che il Nosocomio di Castiglione è un ospedale civile, convenzionato con il Ministero della Giu-stizia. Che è una struttura di nuova costruzione, con personale sanitario, parasanitario e psico-socio-pedagogico adeguato agli standards previsti e che conta su un budget doppio a quello di Barcellona P.G., con 150 internati in meno. E’ stata scoperta l’acqua calda. Con strutture, ordinamenti, perso-nale e budget adeguati le cose funzionano. Mi sembra una considerazione alla Catalano.
Voglio però solo suggerire di verificare il numero delle proroghe delle misure di sicurezza presenti a Castiglione, potreste verificare che una degenza in un luogo adeguato ed efficiente non si traduce in una dimissione più facile. Il dramma delle proroghe, frutto del meccanismo perverso delle norme del codice penale relative alla pericolosità sociale e delle risposte inadeguate dei DSM, è ben pre-sente anche a Castigione; basta verificare.
Ho letto che Lei ha difficoltà a prendere sonno e che si vergogna di essere italiano, medico e politico per quello che potuto vedere nei cinque OPG gestiti dal Ministero della Giustizia. Ho letto che Lei ha chiesto l’intervento della Magistratura per verificare eventuali rilievi di carattere penale. Bastava informarsi in maniera più attenta sulle cause della situazione attuale per capire che le re-sponsabilità vanno attribuite al Parlamento (quello attuale e quelli precedenti), per la mancata ri-forma legislativa degli OPG, ed al Governo (quello attuale e quelli precedenti), per i tagli di risorse insopportabili. Non sarà sufficiente il passaggio delle competenze dall’assistenza sanitaria al Servi-zio Sanitario Nazionale, come non sono state sufficienti due sentenze della Corte Costituzionale del 2003 e del 2004 che hanno dichiarato possibile il ricovero in OPG solo come “ultima ratio”, per su-perare in maniera definitiva il problema degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, è necessaria una Legge che sottragga i malati autori di reato all’amministrazione penitenziaria affidandola, come tut-ti gli altri malati, ai servizi territoriali.
Mi auspico, pertanto, che possa partire dall’ispezione della Commissione una iniziativa volta alla presentazione di un adeguato progetto, sperando che questo, dopo aver acceso i riflettori sugli OPG, possa finalmente essere approvato.
Distinti saluti, Giancarlo Cavallaro
Caro Giancarlo,
spero non si offenda se Le scrivo chiamandola con il nome di battesimo. Grazie davvero per avermi contattato: lettere critiche come la sua sono essenziali per il ruolo che in questo momento svolgo in Parlamento. Senza osservazioni attente e ben elaborate come le sue, il lavoro che faccio potrebbe condurre a risultati distorti e incompleti. La ringrazio anche per le sue parole di stima e spero di continuare a meritarla.
Sappia che, essendo di formazione un chirurgo, per me sono importanti solo i risultati: quando si esce dalla sala operatoria dopo il trapianto di fegato non ci sono incertezze, il nuovo organo funziona oppure no. E' lo stesso spirito con cui, il 31 luglio 1999, eseguii il primo trapianto di fegato nella storia della Sicilia, a Palermo, in un istituto che fondai affrontando tutte le difficoltà "ambientali" che Lei ben descrive nella sua lettera. Quando mi convinsi, negli Stati Uniti, che fosse importante trasferirsi temporaneamente in Sicilia per portare in quell'isola, così straordinaria per molti aspetti, anche la tecnologia del trapianto di fegato, molti pensarono che fosse una scelta avventata.
Ho scritto questa lunga premessa per spiegare meglio lo spirito con cui ho affrontato anche la difficilissima questione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Riconosco che molti dei concetti scritti nella sua analisi sono assolutamente veri, tuttavia mi chiedo e Le chiedo se è solo l'esistenza di risorse economiche maggiori che permette all'OPG di Castiglione delle Stiviere di avere ampi spazi aperti per gli internati, servizi igienici e stanze pulite, di non conoscere il ricorso alla contenzione (mentre a Barcellona e Reggio Emilia ancora accade e con frequenza di diversi giorni). Questa mia osservazione non significa che io non rispetti il lavoro difficilissimo che Lei illustra.
Ecco, dunque, cosa mi propongo di fare insieme alla Commissione d'inchiesta:
1- Richiedere la lista di tutti i pazienti che possono essere affidati ai servizi territoriali (l'ho già fatto, utilizzando i poteri speciali della Commissione);
2- Richiedere alle Asl di accogliere questi pazienti;
3- Trasferire immediatamente i pazienti che hanno patologie non curabili in OPG (mentre Le scrivo, abbiamo chiesto il trasferimento in ospedale per un internato di Napoli che ha una gangrena);
4- Richiedere alla Conferenza Stato-Regioni di intervenire per il mancato recepimento in Sicilia del decreto che trasferisce la competenza degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (si tratta dell'unica Regione in cui il passaggio dal Ministero della Giustizia a quello della Salute non è avvenuto);
5- Indurre le Regioni a chiudere gli OPG che non rispettano, per condizioni igieniche, sanitarie e strutturali, la salute e la dignità delle persone internate (la Regione Toscana ha già dichiarato - dopo gli esiti del nostro sopralluogo, che chiuderà l'OPG di Montelupo Fiorentino);
6- Ho già avviato uno studio comparativo di tutte le legislazioni dei Paesi europei e nord-americani per formulare un disegno di legge (a firma di tutti i membri della Commissione) che porti al superamento delle drammatiche e intollerabili situazioni attuali.
Concludo, chiedendole di non farci mancare ogni consiglio che riterrà utile. Io credo veramente che insieme potremo modernizzare il nostro Paese!!
Ignazio Marino
Dr Nunziante Rosania
Medico-Chirurgo
Psichiatra
Direttore Ospedale Psichiatrico Giudiziario
Via Madia n 31, Barcellona PG
Tel . 090 970931
nunziante.rosania@giustizia.it
Gentile Senatore,
mi consenta di sottoporre alla Sua cortese attenzione una mia relazione , tenuta in un convegno organizzato , qualche anno addietro, dalla Magistratura siciliana presso l’aula magna del
Tribunale di Caltanissetta ..
Si tratta di uno delle decine di interventi , articoli, studi,riflessioni comuni che sono stati prodotti(all’unisono con gli altri direttori degli OPG,nel frattempo divenuti - in forza del passaggio della sanità penitenziaria al SSN già intervenuto nelle regioni a statuto ordinario – miei ex colleghi) almeno negli ultimi tredici anni(!).
Gli atti di detto convegno sono stati,per altro, a suo tempo pubblicati a cura degli organizzatori.
L’invio alla S.S. di questo contributo alla riflessione sulla vicenda degli OPG ha lo scopo di
chiarire meglio il mio pensiero sull’argomento e sostenere ,una volta di più, la necessità e la
urgenza di una radicale riforma di questo settore che i suaccennati direttori degli OPG e quegli “addetti ai lavori” più avveduti ed impegnati propugnano da svariati anni senza,d’altra parte, aver fatto mai mancare il contributo di articolate proposte che collocassero gli aspetti di assistenza , terapia, riabilitazione,reinserimento socio-lavorativo dei pazienti in una dimensione capace di far premio sulla cieca opzione di preminenza della difesa sociale di cui gli istituti psichiatrico-giudiziari sono rimasti bastioni apparentemente inossidabili.
Si tratta di argomentazioni sostenute con forza ed assiduità in tutte le sedi istituzionali e politiche.
Le chiedo ,abusando forse della Sua pazienza , di costituire, anche con l’autorità che Le deriva dal Suo incarico, un riferimento finalmente saldo ai fini di un effettivo (e possibilmente definitivo) cammino di riforma al quale saremmo onorati (l’èquipe d’istituto ed io) di essere chiamati a dare il nostro contributo tecnico ed esperienziale .
E’ un’occasione da non perdere!
Colgo infine, sig. Presidente, la presente circostanza per chiedere la Sua disponibilità a partecipare , nella data che Ella stessa vorrà indicarmi come la più opportuna ( possibilmente ricadente nella prima parte del prossimo mese di Ottobre), ad un convegno, concernente le summenzionate tematiche, che avrei in animo di organizzare qui a Barcellona PG invitando ad una riflessione comune (e ad una possibile sintesi argomentativa e decisionale su questioni così controverse) anche il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria , l’Assessore alla Sanità della Regione Sicilia, il Garante regionale per i detenuti e gli internati.
In attesa di un Suo cortese riscontro La ringrazio per la consueta sensibilità pregandoLa di accoglie-
re i miei migliori saluti.
Nunziante Rosania
Intervento del dr. Rosania al convegno organizzato dalla Camera Penale di Caltanissetta presso il Tribunale di quella città.
L’argomento scelto dagli organizzatori di questo convegno mi consente di tornare ,ancora una volta, sul tema degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.
Ricordo che nel 1990 io ed alcuni colleghi eravamo nello studio dell’allora Direttore Generale del
Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dr. Nicolò Amato .
Eravamo entrati da poco nell’Amministrazione ed interloquendo,appunto, con il Direttore Generale
di allora ponemmo la questione della possibilità di un superamento ,il più rapido possibile, degli
OPG ; Il Presidente Amato si dichiarò assolutamente d’accordo con noi!
Gli OPG, infatti, facevano, e fanno, scandalo e,per altro verso, noi sapevamo, e sappiamo (io sono uno psichiatra), che le “ istituzioni totali “ di ambito psichiatrico sono patogene e addirittura costruiscono degli artefatti nosologici .
La psichiatria che conosciamo all’interno delle istituzioni, che abbiamo definito totalizzanti, non è la psichiatria che conosciamo in ambito territoriale. La cronicizzazione ,il ripiegamento autistico , la rinuncia nucleare alla vita medesima; la difficoltà per il personale di trattare questo tipo di casistica,l’impreparazione di fondo, alla quale abbiamo cercato e stiamo cercando di ovviare nel corso degli ultimi anni, sono aspetti ineludibili.
Siamo ,quindi, di fronte a realtà complesse per le quali ,spesso, ci siamo confrontati (ed anche scontrati) con il livello politico.
E’,infatti, da anni che stiamo propugnando (per primi proprio i direttori degli OPG) una reinterpretazione del sistema fondato sulle misure di sicurezza detentive avendo avuto su questi temi ,per altro, il conforto ,in più di una occasione, della stessa Amministrazione Penitenziaria.
Abbiamo argomentato ,in altri termini, sulla necessità di un superamento , di una riforma radicale degli OPG perché sappiamo come altre debbano essere le modalità di affrontamento di questo tipo di problematiche.
Ci sono state delle proposte di riforma ,alcune più radicali ,altre più conservative (queste ultime soprattutto tese – e venivano ,per altro, dall’interno stesso dell’Amministrazione Penitenziaria – a
costruire un progetto capace di offrire soluzioni alle questioni più rilevanti di detto settore).
Speravamo che il nuovo Codice Penale , la nuova stesura del Codice medesimo, potesse dire qual-
cosa di nuovo in tema di misure di sicurezza detentive;abbiamo la sensazione che così non sarà !
E questo rappresenta ,naturalmente, motivo di sconcerto per chi in questi anni crede di aver – come dire?- offerto una serie di riflessioni ,in base all’esperienza fatta , su come diversamente gestire la vicenda psichiatrico-giudiziaria in questo Paese.
Avevamo ,ad un certo punto, due scelte da fare: o lasciare che la puzza degli OPG raggiungesse ,per l’appunto , il livello politico e,sotto la pressa degli organi sensoriali sconvolti,si arrivasse,
finalmente, all’agognata riforma (sono passati esponenti politici di ogni sorta in questi anni e a tutti
abbiamo,ovviamente, sottolineato la necessità di una radicale revisione di questo aspetto della am-
ministrazione della giustizia , ma ,finora, il problema è rimasto intonso);
oppure cercare di guardare in faccia quelli che sono i nostri”utenti”, e gli immani bisogni che essi
esprimono,e sulla base delle disponibilità,ridottissime, e delle risorse,ridottissime, provare ,in qualche modo a dare risposta almeno ai bisogni fondamentali , ai bisogni primari.
Abbiamo,cioè, cercato di fare i medici ! Abbiamo cercato di intravvedere possibili , anche se provvisori , approdi per le derive esistenziali di tanti pazienti,derive spesso assolutamente annichilenti per chi con essi interagiva ed interagisce quotidianamente.
Abbiamo,per fortuna, trovato (andandoli spesso anche a “snidare”) i primi interlocutori sul terri-
torio.E ne abbiamo ,in verità, trovati anche di particolarmente sensibili e disponibili.
Abbiamo osservato il farsi,il costruirsi di un volontariato che ha finito per rappresentare un
partner attendibile.
Abbiamo immaginato una serie di percorsi costruiti insieme ai servizi territoriali , a cominciare ,
naturalmente , da quelli di immediata afferenza e,quindi, dal Dipartimento di Salute Mentale
messinese.
Abbiamo dato luogo a protocolli di intesa e convenzioni con gli Enti locali ,perché fosse possibile una progettualità nuova in questo settore .
Abbiamo preso parti dell’istituto,cioè dell’OPG, e le abbiamo dato in comodato a cooperative so-
ciali costituendovi delle officine di grande rilievo che si pongono, sul piano del mercato, sotto for-
ma di impresa.
Abbiamo cercato di “piegare” le stesse normative vigenti al fine di individuare strade di umanizza-
zione di una esperienza altrimenti allucinante .
E, tutto sommato, abbiamo messo insieme un patrimonio di conoscenze importanti ,che oggi mettia-
mo a disposizione ,ancora una volta, della classe politica in vista di una diversa possibilità ,ripeto ancora, di gestione di questo aspetto così controverso del panorama giudiziario del nostro Paese.
Si è lungamente discettato ,in particolare negli ultimi anni, se il concetto di “non imputabilità” do-
vesse rimanere a fondamento di tutta una parte del codice penale vigente.
Qualcuno(in particolare una proposta di legge che ha fatto capo a Franco Corleone, ex Sotto-
Segretario alla Giustizia) ha sostenuto che qualsiasi persona umana è depositaria del diritto a veder riconosciuta la propria responsabilità ,a prescindere dalla sua condizione psichica .
La persona umana non perde mai il suo connotato ,appunto, di Persona! E quindi in occorrenza di un fatto-reato questa medesima persona ,nella “proposta-Corleone”, ha diritto ad un processo ed ha
“diritto” ad una pena, salvo poi trattare la sua peculiare condizione, in fase di esecuzione penale,
in maniera adeguata ai sensi dell’art.11 dell’Ordinamento Penitenziario.
Ovviamente questo tipo di riforma comporta ,di per sé, l’abolizione della misura di sicurezza detentiva dell’OPG.
Questa ipotesi, questa prospettiva , è stata particolarmente avversata da cospicue parti della magistratura e da significative componenti dello schieramento politico.
L’Amministrazione Penitenziaria ha ,in alternativa, posto sul terreno della riflessione comune la possibilità di una conservazione delle misure di sicurezza detentive ,ma con un sistema organizzativo nel quale dette misure si declinino in modo del tutto diverso dall’attuale, prevedendo
una sanitarizzazione delle strutture ,con una minore incidenza della parte custodiale a tutto vantaggio,evidentemente, della parte terapeutica , assistenziale e riabilitativa.
Abbiamo lungamente discusso di questa possibilità anche in sede dipartimentale, ma la cronica
mancanza di risorse e la risposta ,quanto meno incerta e recalcitrante, del Servizio Sanitario Nazionale hanno impedito,fino ad ora, questo tipo di prospettiva.
Ed allora io vi dico,signori magistrati ed egregi ospiti, che quello che è stato fatto negli OPG
negli ultimi è,in tutta franchezza , il massimo che si può fare nella situazione data .
Più di questo il sistema vigente non può produrre.
Oltre questo c’è, appunto, il superamento dell’istituzione psichiatrico-giudiziaria attraverso un
iter radicalmente riformatore del sistema : al legislatore la parola (e, sperabilmente, i fatti !).
Nunziante ROSANIA
Gentile Senatore Ignazio Marino,
Le scrivo in merito alla Sua recente visita presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Lavoro da oltre 15 anni, in qualità di consulente psicologa, nel suddetto Istituto. Nel corso degli anni, ad ogni nuova legislatura ho assistito alla riapertura del dibattito sugli OPG con conseguente visita dei politici di turno che, indignati dalle condizioni in cui versano i pazienti, promettono modifiche e/o superamento senza che poi nulla di fatto accada.
Le Sue affermazioni riguardo al futuro dell’OPG sono condivisibili e noi, specialisti della salute mentale che da sempre lavoriamo in condizioni di emergenza , non possiamo che concordare sulla necessità di interventi risolutivi. Ma tra il sostenere l’abolizione dell’OPG e il farne a meno davvero esiste una grossa differenza. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di affermare che fino ad oggi esso è servito a riempire vuoti istituzionali o meglio ad fornire risposte che non vengono date da altri servizi. Ipotizzare la sua chiusura senza che il territorio sia preparato e dotato di sufficienti strutture alternative, è pura demagogia.
E’ vero che , abbiamo celle che ospitano 7/8 pazienti, come Lei ha potuto verificare direttamente, dove la convivenza, a volte si trasforma conflitto ingestibile che va ad aggravare le già precarie condizioni psicopatologiche dei pazienti, rendendo difficoltoso il monitoraggio che il loro stato richiede. E’ vero che la struttura è fatiscente, che le ristrutturazioni dei reparti, spesso lasciate a metà per mancanza di fondi, sono insufficienti a risanare ambienti non adatti ad una funzione sanitaria. Molto ci sarebbe da dire sui criteri mediante i quali sono state apportate le modifiche strutturali, ma non voglio polemizzare oltremodo.
Voglio invece sottolineare come noi operatori, nel corso degli anni abbiamo più volte fatto sentire la nostra voce, senza riuscire però a suscitare interesse negli organi competenti, denunciando le condizioni drammatiche in cui i nostri pazienti sono costretti a vivere e in cui noi siamo costretti a lavorare.
Ma dove erano le forze politiche in questi anni? Non mi riferisco purtroppo solo all’attuale governo. Questa sorta di cinica indifferenza e di anestesia delle coscienze civili sembra che pervada trasversalmente tutti gli orientamenti politici, senza distinzione di colore.
Da circa due anni sta accadendo un fenomeno mediatico interessante: durante il periodo delle ferie estive assistiamo ai tour turistici di vari parlamentari che improvvisamente ad Agosto si ricordano che esistono circa 1500 internati che vivono in condizioni disumane. Vengono organizzate ispezioni, sopraluoghi, verifiche, si producono statistiche, ci si indigna(!!!) si fanno promesse, si prendono impegni e via dicendo. A settembre puntualmente i riflettori si spengono: ci sono altre emergenze e altre priorità.
Ma l’OPG continua ad essere terra di nessuno: quando si oltrepassa il portone, dopo aver fatto il giro negli inferi, ci si affretta a scrollarsi di dosso gli odori, i rumori e gli sguardi di chi abbiamo incrociato per caso.
E’ per questo motivo che ho accolto con vivo interesse la Sua visita auspicando che almeno Lei non si limitasse alla sola rilevazione delle carenze strutturali. Ho constatato, con sincero rammarico per la stima che nutro nei Suoi confronti, che anche Lei, non ha ritenuto opportuno ascoltare e confrontarsi con noi tecnici che conosciamo in maniera capillare tale realtà e pertanto potremmo offrire un valido contributo al dibattito. Dalle dichiarazioni che Lei successivamente ha rilasciato, ho avuto invece l’impressione (vorrei essere smentita in proposito..) di una lettura estremamente riduttiva della problematica degli OPG: la trama è molto più complessa ed articolata degli isolati fotogrammi “ indecenti”di cui ha preso visione.
Tra i Suoi obiettivi mi sembra che Lei persegua in modo particolare quello della dimissione, ma mi permetta di ricordarLe che la dimissione di un paziente richiede non solo un attento lavoro psicoterapeutico su di esso, ma anche l’attivazione di una rete di rapporti con i Servizi Psichiatrici competenti per territorio, non sempre disponibili ad accogliere i loro assistiti, sia per mancanza di risorse che per difficoltà di gestione di pazienti cosi impegnativi sul piano clinico. Molti di essi rientrano in OPG, dopo un periodo di sperimentazione all’esterno, non perché commettono nuovi reati( la recidiva è veramente insignificante) ma perché quel territorio che doveva accoglierli, spesso non è in grado di gestire pz cosi compromessi sul piano psicopatologico. E’ un fallimento che riguarda non solo il singolo soggetto, ma tutte le istituzioni coinvolte e nondimeno la stessa comunità civile!!
Non crede che forse potrebbe essere utile aprire un tavolo di discussione con noi operatori per conoscere le metodologie di intervento, le criticità che, non sono solo ed esclusivamente quelle strutturali, con cui quotidianamente ci confrontiamo ? E’ bene ribadirlo, noi non siamo complici né conniventi di questa drammatica situazione come una informazione superficiale ci vuole far apparire!! Anche noi, addetti ai lavori, siamo indignati per l’abbandono in cui le istituzioni ci hanno confinato nel corso degli anni, anche noi(come i nostri pazienti) siamo considerati operatori di serie C rispetto ai colleghi dei Servizi territoriali, non solo perché penalizzati ad operare in contesti dove i bisogni primari (igiene, spazi vitali, salubrità degli ambienti…) diventano prioritari su quelli terapeutici e riabilitativi, ma anche per la precarietà contrattuale a cui siamo sottoposti. Da decenni infatti siamo “precari” con un rapporto libero-professionale che ci vede deprivati di ogni forma di tutela lavorativa.
Ciò nonostante in questi anni abbiamo sviluppato una sorta di “resilienza” per garantire gli interventi di base, anche quando le condizioni operative non lo consentivano facendo appello all’etica professionale e alla passione individuale. Si è creato cosi, all’interno della nostra struttura, un patrimonio scientifico di conoscenza clinica-psichiatrica che non andrebbe disperso, ma valorizzato ed utilizzato come base su cui fare cultura scientifica.
Perché vede, caro Senatore, nella psichiatria non è possibile applicare gli stessi principi della cardiochirurgia: i risultati non sono quantificabili in termini di funzionamento o meno di un organo compromesso, come Lei sottolinea in suo commento. Nell’ambito della sofferenza psichica i risultati vanno ricercati nel recupero di piccoli ed insignificanti gesti quotidiani quale la cura di sé e della propria persona, la capacità di tollerare la frustrazione, di governare le proprie pulsioni, di esprimere il dolore senza bisogno di ricorrere al sintomo-reato…!!.
Ho sempre pensato che l’ambivalenza di questa struttura, nel suo doppio mandato di cura e custodia (carcere ed ospedale) abbia consentito ai vertici istituzionali di non sentirsi mai del tutto responsabili di essa. A testimonianza di ciò è la continua sottrazione di stanziamenti economici, con conseguente riduzione di risorse professionali, che il Ministero della Giustizia ha messo in atto, nel corso degli anni, ignorando la complessità dell’OPG e abbandonandolo al suo destino di “contenitore” dove far confluire tutte le contraddizioni sociali.
Se il modello dell’OPG di Castiglione delle Stiviere funziona sul piano dell’assistenza e della cura, come giustamente Lei ha evidenziato, è perché la totale gestione sanitaria richiede congrui investimenti e risorse umane adeguate. Gli ambienti, in quella realtà, non sono celle detentive sovraffollate, ma stanze di degenza, la pulizia e l’igiene non viene affidata ai singoli pz ma al personale ausiliario ivi presente. Lei fa menzione infine della “contenzione” . Nel nostro istituto essa viene utilizzata sempre e solo come estrema “ratio” quale strumento di tutela dell’incolumità fisica del pz e degli altri ospiti, al fine di prevenire eventuali agiti auto ed eterolesivi. Essa viene predisposta per il tempo strettamente necessario a far regredire uno stato di acuzie, seguendo determinate procedure e un preciso protocollo sanitario (simile a quello utilizzato nel Servizio di Diagnosi e Cura dell'Ospedale Civile) che prevede un monitoraggio continuo delle condizioni cliniche del pz. Mi preme sottolineare questo aspetto, perché è un piano di rilevanza clinica su cui è facile fornire informazioni confuse e fuorvianti .
Fino ad oggi, nonostante il transito della Sanità Penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale, non abbiamo assistito ad alcun cambiamento. Se il principio ispiratore è il diritto alla salute di tutti i cittadini, siano essi detenuti o internati, senza distinzione di censo e di razza allora devo constatare con amarezza che ai nostri pz tale diritto viene quotidianamente negato!!!
Ma se la politica continua ad essere cosi lontana dai bisogni dei cittadini il rischio è che, ancora una volta, le decisioni in materia, come è consuetudine nel nostro paese, vengano prese da coloro che non hanno una conoscenza approfondita della realtà su cui devono intervenire.
Sono preoccupata del futuro dei pazienti internati in OPG, cosi come di una loro dimissione selvaggia. Ritengo che la tutela della loro salute psicofisica debba tradursi in una presa in carico globale. Per fare ciò è necessario una riorganizzazione precisa e funzionale del servizio che preveda investimenti razionali e ottimizzazione delle risorse, perché il problema non riguarda solo una minoranza, ma coinvolge l’intera comunità civile.
La ringrazio comunque della sua attenzione e Le sarò grata se vorrà rispondermi nel modo che riterrà più opportuno
Cordiali saluti e buon lavoro
Antonella Lettieri
Consulente psicologa c/o OPG Montelupo Fiorentino