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lunedì 8 marzo 2010
L'IMBROGLIO SUPPLISCE AL FALLIMENTO DELLA COMPETENZA
Decreto interpretativo? Mi sembra chiaro ormai che la maggioranza non tiene per nulla conto dell'autorevolezza e oserei dire della semplice esistenza della giustizia amministrativa ed esclude del tutto l'opposizione da un doveroso quanto democratico dialogo. L'opposizione deve essere ora quantomai unita per dare un segnale forte di contrapposizione ad un governo che fa delle scelte che minano le regole e la credibilità delle istituzioni. Leggete la mia intervista pubblicata sul quotidiano Liberazione.
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Nel sentire le misere giustificazioni dei rappresentanti del PDL in merito a questa ulteriore dimostrazione di dilettantismo politico, mi è venuto in mente l'aforismo citato da Trasimaco nel 390 a.c.
"Il giusto è l'utile del più forte".
Non è possibile che si perpetui questa situazione. Lo svilimento della democrazia, dove appunto chi ha la maggioranza elettorale si sente il dovere di imporre alla maggioranza degli italiani la loro visione del giusto.
Che nella accezione più elementare di civiltà e di democrazia si dimostra profondamente ingiusta.
Il giusto si sostanzia anche con il rispetto delle regole, che devono valere per tutti.
Comunque darò concretezza a questa mia rabbia e delusione per quanto sta succedendo partecipando alla manifestazione indetta dal P.D. e dal popolo viola sabato prossimo, dove spero di incontrarla.
Parafrasando il “J’accuse” di Zola
Signor Presidente
Permettetemi di dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Avete conquistato i cuori, Voi siete uscito sano e salvo da grosse calunnie. Apparite raggiante nell'apoteosi .
Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sul Vostro regno, quell'abominevole legge (a scelta, potete inserire una qualunque legge/decreto del governo Berlusconi), per ordine di un consiglio dei ministri, ignorando la verità e qualsiasi giustizia.
È finita, l’Italia ha sulla guancia questa macchia, la storia scriverà che sotto la Vostra presidenza è stato possibile commettere questo crimine sociale.
E poiché è stato osato, oserò anche io. La verità, la dirò io, poiché ho promesso di dirla, se la giustizia, regolarmente osservata non la proclamasse interamente. Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice.
Ed è a Voi signor presidente, che io griderò questa verità, con tutta la forza della mia rivolta di uomo onesto. In nome del Vostro onore, sono convinto che la ignoriate. E a chi dunque denuncerò se non a Voi, primo magistrato del paese?
La verità la si saprà soltanto quando un'inchiesta legale avrà chiarito atti e responsabilità. Appare come lo spirito più fumoso, più complicato, ricco di intrighi romantici compiacendosi al modo dei romanzi feuilletons, carte sparite, lettere anonime, appuntamenti in luoghi deserti, donne misteriose che accaparrano prove durante gli appuntamenti.
Ed io non ho da dire altro che se si cerca si troverà.
Formulando queste accuse, non ignoro che mi metto sotto il tiro degli articoli della legge sulla stampa, che punisce le offese di diffamazione. Ed è volontariamente che mi espongo.
E l'atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima. Che si osi dunque portarmi in assise e che l'indagine abbia luogo al più presto. Aspetto.
Vogliate gradire, signor presidente, l'assicurazione del mio profondo rispetto