4 febbraio 2016
4 febbraio 2016, Commenti: Commenti disabilitati su La mia intervista a Repubblica TV

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Ho rilasciato un’intervista a Repubblica TV. Chi ha il tempo può rivederla a questo linkEcco un’ampia sintesi del colloquio, condotto dal giornalista Stefano Cappellini, capo della cronaca di Roma di Repubblica.

Buongiorno, eccoci qui puntuali con il videoforum annunciato con l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. Buongiorno.

Buongiorno e grazie per l’invito

Avremo molte cose su cui discutere, una su tutte questo nuovo scandalo o presunto scandalo di Affittopoli, perché, insomma, vedremo anche con lui che ci sono anche interpretazioni diverse sul senso di questa vicenda, e ci sono anche tutte le vostre domande, naturalmente, molte delle quali vertono oltre che sullo scandalo affitti anche sulla questione dell’eventuale candidatura di Ignazio Marino, tema che ovviamente è sul tappeto ormai abbastanza chiaramente da settimane. Ma cominciamo subito a parlare con Ignazio Marino e partiamo ovviamente da questa vicenda che ha ripreso di nuovo questo nome di Affittopoli. Il commissario Tronca, i fatti ormai sono abbastanza noti, sostiene di aver avviato ex-novo questo censimento del patrimonio immobiliare da cui sono uscite quelle cifre che molto hanno indignato tanti cittadini: pochi spiccioli per case affittate nel pieno centro di Roma. E’ una situazione che vi era sfuggita di mano, Tronca ha portato qualcosa che non era a vostra conoscenza?

Io sono molto soddisfatto che i media in questo momento si occupino di questa importante questione che riguarda tutte le romane e tutti i romani e in qualche modo anche gli italiani essendo Roma la capitale d’Italia. Il fatto che Roma sia un pessimo padrone di casa e abbia gestito male il patrimonio delle romane e dei romani, praticamente dal 1946 a oggi è stato uno dei primi punti su cui io mi sono concentrato appena eletto sindaco. E diedi indicazioni prima all’assessore Nieri e poi all’assessore Cattoi di completare una precisa mappatura del patrimonio immobiliare della nostra città. Infatti, ciò che il commissario del governo Renzi ha astutamente portato alla ribalta è quello che noi abbiamo messo nel marzo del 2015, quindi un anno fa, sul sito del Comune, ed è anche abbastanza facile individuare questa lista che i media in questi giorni hanno diffuso, perché basta cliccare “Affitti e Locazioni” e c’è proprio l’elenco. Ma siccome io ritengo che i romani e le romane debbano conoscere il patrimonio di cui dispongono, sempre con l’aiuto del vicesindaco Nieri e dell’assessore Cattoi abbiamo in un edificio che è a poche centinaia di metri, in piazza Giovanni da Verrazzano, che abbiamo chiamato “Casa della città”. Entrando c’è la possibilità per qualunque romano o romana cliccare e vedere a chi appartiene l’edificio e come è gestito. Un’operazione di totale trasparenza che non era mai stata fatta prima. Quindi sono molto felice che, visto che quando noi l’abbiamo fatta nessuno se n’è occupato, adesso qualcuno ne parli.

Quindi quando lei dice che Tronca astutamente ha usato questi dati sta sostenendo che Tronca si è basato sul vostro lavoro? Questo dossier del commissario era roba vostra?

Insomma, qui non si tratta di fare la gara a chi è più bravo. Il commissario , che io rispetto, perché deve eseguire le disposizioni del governo Renzi, ha certamente accesso come tutti i romani e le romane al database che l’assessora Cattoi ha messo on line dal marzo del 2015 e oggi mi pare che tutti i giornali italiani se ne stiano occupando. Per me è una soddisfazione perché era uno degli elementi sui quali avevo centrato non solo la mia consiliatura, ma anche il futuro della città. Perché vede, non è solo una questione di gestire il presente, ma di avere una visione per il futuro. Questo patrimonio dev’essere utilizzato come mi pare dica attraverso il commissario il governo Renzi con Roma che fa l’affittacamere, cioè Roma fa l’agenzia immobiliare? IO penso di no penso che il patrimonio che può essere venduto debba essere venduto, come noi avevamo cercato di fare, forse anche per questo siamo stati allontanati dal governo Renzi, e quei soldi debbano essere utilizzati per il bene delle persone socialmente più deboli della nostra città, cioè coloro che ancora una casa non ce l’hanno. Io penso che questo sia quello che si debba fare e oggi stesso lancerò su change.org una petizione per chiedere quanti in Italia sono d’accordo che il Comune si possa provare di ciò che non gli serve a vantaggio delle persone più deboli.

Qualcuno sostiene, magari in controtendenza, che in queste case abitano anche alcune di queste persone che lei vorrebbe aiutare attraverso la vendita. Si rischia un po’ una partita di giro. Chi c’è dentro quelle case?

E’ esattamente così. Guardi il patrimonio immobiliare del Comune è di circa 60mila beni. C’è il patrimonio archeologico, ci sono le abitazioni, ci sono edifici che sono stati dati in disponibilità di associazioni, anche di istituti religiosi. Pensi che c’è uno straordinario edificio medievale in via dei Fori Imperiali che è dato a una istituzione a dodici euro l’anno per il semplice fatto che dal 1946 a oggi il canone non è stato cambiato. Io su questo credo si debba agire con molta determinazione, come stavamo agendo noi, credo che il fatto che io sia stato il primo sindaco che ha detto alla propria giunta: “Io non voglio come i miei predecessori avere il potere di assegnare degli edifici in concessione. Voglio che questo sia fatto in maniera trasparente nell’interesse della città”. In passato invece i sindaci davano concessioni per degli edifici che poi dovevano ratificate dal Consiglio Comunale, cosa che poi non avveniva mai Quindi il sindaco aveva quasi il potere di elargire dei beni che invece per me sono delle romane e dei romani.

Lei sa però che le rimproverano il fatto che la sua Onlus, la sua associazione Onlus ha un affitto di questi chiamiamoli ‘calmierati’, come quelli di tante altre associazioni pubbliche, soprattutto partiti, e quindi in qualche modo la sua Onlus è finita nel calderone di questa polemica. Quanto paga per l’affitto?       

Io non lo so, perché dal momento in cui sono stato eletto sindaco nel giugno 2013 mi sono immediatamente dimesso non solo da presidente della Onlus, ma anche da socio della Onlus, perché ritenevo esserci un conflitto di interessi. Quando quella Onlus, che è molto diversa da sedi di partiti o altre associazioni, perché è una Onlus che ha sviluppato programmi di cura per popolazioni molto povere, al confine fra l’Honduras e il Nicaragua e poi adesso nella Repubblica Democratica del Congo, quando avviammo quelle attività io ero un chirurgo, lavoravo negli Stati Uniti, feci la domanda e ottenni quello spazio nel 2005. Spendemmo allora 30mila euro perché era in condizioni veramente disastrose. Ci passava una tubatura di una fognatura che era rotta, quindi c’era odore di escrementi quando entrammo…

Si parla di un affitto di 300 euro al mese.

L’affitto era di 300 euro al mese perché era un’associazione a scopi umanitari, ma ripeto, io non sono più né socio, né presidente dal momento in cui divenni sindaco.

Allora, veniamo alle domande. Ce ne sono molte sul tema delle case. Lei dice: il censimento lo abbiamo fatto noi, però molti lettori si chiedono…

No, no, non è che io lo dico. Lei può cliccare sul sito di Roma Capitale, è facile, cerca “Affitti e Locazioni” e trova il censimento messo online nel marzo 2015. Se poi vuole vederlo con più precisione, va qui accanto a piazza Giovanni da Verrazzano e su ogni singolo edificio lei potrà vedere. Quindi non è un’opinione, è un fatto.

Perfetto, non volevo sminuire la sua dichiarazione, ma molti lettori, io mi appoggio qui a quello che chiede Gianpaolo, si chiedono però perché non è stato fatto un passo in più, cioè, chiede Gianpaolo, “lei cosa ha fatto per evitare lo scandalo? Io pago 950 euro di affitto al mese al Nuovo Salario, sapere che c’è gente in centro che paga otto euro mi fa impazzire”.

Gianpaolo ha assolutamente ragione, e la sua indignazione è davvero la mia indignazione. Per questo io diedi subito disposizione e venne fatto di inviare delle lettere per verificare il reddito, perché evidentemente è importante sapere chi abita all’interno di questi immobili, conoscere che reddito ha e prendere i provvedimenti conseguenti. Se quella persona non ha diritto, e sappiamo che ce ne sono molte che non hanno diritto ad avere questi spazi, bene quelle persone se ne devono andare. Noi però è chiaro dovevamo seguire il percorso indicato dalle leggi, quindi inviare prima l’avviso, cercare di avere le informazioni e cosa è successo: che alcuni hanno risposto, altri addirittura si sono presentati negli uffici del Comune, urlando e dicendo che spaccavano tutto. Insomma: non è così facile. Quello che però ha marcato la differenza rispetto a quello che era stato fatto dal 1946 al 2013 è il fatto che noi, per la prima volta, abbiamo reso trasparente tutto. E io vorrei dire a lei e a chi ci ascolta che abbiamo allargato molto questo tipo di indagine, non solo a quello che i giornalisti hanno chiamato Affittopoli, ma ad esempio a tutte le proprietà che vengono utilizzate, sono 160 a Roma, per impianti sportivi. Voglio dire con chiarezza che ad esempio ci sono i galoppatoi al centro di Roma, accanto alle Mura Aureliane o accanto alle meravigliose testuggini di Renzo Piano dove chi li ha in affitto dagli anni Novanta paga 300 euro al mese. Per un galoppatoio intero al centro della città di Roma. Spero che anche su questo il commissario del Governo Renzi intervenga. Abbiamo fatto un nuovo regolamento perché fino a quando siamo arrivati noi l’affittuario dell’impianto sportivo decideva da sé quanto doveva pagare al Comune. E mi stupisco che di questi temi i cosiddetti candidati di sinistra alla posizione di sindaco di Roma non ne parlino, perché hanno avuto ruoli importanti sia nel governo Rutelli, sia nel governo Veltroni.

“Cosiddetti candidati di sinistra” perché secondo lei non sono di sinistra? Sedicenti tali?

Non lo so, bisogna prima sentire cosa dicono. Prima bisogna conoscere le idee. Poi stupisce che Gianni Alemanno dica che non ne sapeva nulla, mi pare che così abbia detto, quando egli stesso diede in concessione una bellissima palazzina, la vada a vedere, sulla salita del Pincio, dietro piazza del Popolo, c’è una bella targa di ottone con scritto “Roma Capitale Investment”, dato in concessione da Gianni Alemanno perché riteneva che non fosse necessario utilizzarlo come bene pubblico.

Abbiamo molte cose di cui parlare. Molti lettori si chiedono se ci sarà questa sua scesa in campo alle prossime elezioni comunali, si voterà certamente a giugno, la data non è ancora ufficiale. Cito un po’ di lettere, di mail. Giorgio D’Arcangelo: “Sono venuto in Campidoglio a sostenerla, la stimo e spero che si candidi. Nessuno mi toglie il sospetto che l’abbiano dimissionata perché scomodo”. Questo è uno dei molti inviti a ricandidarsi, ma lo chiede anche Marco Ricci: “Si candiderà o no a sindaco di Roma? E perché non partecipa alle primarie del PD? Non è tesserato? Dai sondaggi si evince che più che per vincere lei si candida per far perdere il candidato del suo partito. Si può fare politica per vendetta?

Mah, io davvero ho passato trent’anni in sala operatoria a tentare giorno e notte di salvare le vite delle persone. La vendetta è un sentimento che non conosco, così come non conosco il risentimento. Ho già spiegato dalle pagine di Repubblica, e ringrazio il direttore Calabresi per avermi ospitato, per quale motivo non partecipo alle primarie. Io le primarie le ho già fatte, nel 2013, le primarie sono un patto con i cittadini elettori, che vanno e danno i due euro, e con il partito che ti sostiene. Il partito è poi diventato il partito democratico di Renzi, che due anni dopo è andato dal notaio insieme agli eletti della destra per allontanare il sindaco che aveva vinto le primarie e aveva vinto anche con il 64% dei voti le elezioni. Quindi siccome questo patto mi pare che sia stato rotto dal partito, io a queste primarie non sento di dover partecipare.

E invece alle elezioni di giugno, quelle vere per la corsa al Campidoglio?

Moltissime persone, in questi giorni, in queste settimane, in questi mesi chiedono un impegno. A me dispiace, con la mia mentalità da chirurgo, lasciare un’operazione incompiuta e su questo quando sarà il momento dirò la mia.

Pare quasi una promessa a quanti le chiedono di scendere in campo questa cosa che ha appena detto sulla voglia di non lasciare incompiuto il percorso…

Ci sono molti modi di non lasciarlo incompiuto.

Ci sono molti a proposito di incompiutezza che rimproverano a lei come alle amministrazioni precedenti di non essere riusciti a risolvere alcuni grandi problemi. Gliene cito uno, che magari non è in cima all’elenco delle emergenze. Simona da Roma, a proposito di rifiuti, sporcizia, decoro, dice: “Davanti a casa mia vedo tutti i giorni topi camminare sui marciapiedi. E’ questa la città che ci ha lasciato”.

Simona ha assolutamente ragione. Io ho voluto anche qui un cambiamento netto. Ho voluto che si passasse da una discarica dove veniva gettato dal 1963 al 2013 tutto: dal vecchio materasso della nonna, al televisore, ai rifiuti organici di casa, o di un ristorante, a una raccolta differenziata. Io ho lasciato, Simone, una città che rispetto a quando l’avevo ereditata dalla destra di Alemanno, ha portato la raccolta differenziata quasi al 50%. Abbiamo superato Berlino, Londra, Parigi… E’ chiaro, questo non basta. Serve un lavoro di maggiore efficienza, maggiore efficacia. Ma voglio dire a Simona che io ho trovato una città allo sbando. Le spazzatrici che lei vede per strada quando io sono stato eletto sindaco non avevano un percorso definito, cioè andavano dove volevano ogni mattina. Oggi hanno 800 percorsi predefiniti, per 3.100 chilometri da spazzare nella nostra città. E mi dispiace che il commissario del governo Renzi non faccia rispettare quella norma che io ho voluto di mettere i nomi degli autisti e degli operatori delle spazzatrici con il numero di telefono in modo che i cittadini possano dire cosa fare. E inoltre sempre dal governo Renzi attraverso il commissariamento è stata abrogata una norma che dava a Simona e a tutti i cittadini la possibilità di verificare l’efficienza del servizio AMA, e se non fosse stato efficiente, dava il potere al sindaco di rivolgersi al mercato privato. Tutto questo è stato interrotto con l’interruzione voluta dal governo Renzi e dal Partito Democratico della mia consiliatura.

Parliamo di un altro grande tema che sicuramente non soddisfa i cittadini, che è il tema dei trasporti. E’ un altro nodo dolente, non si può dire che funzioni la rete dei trasporti nella città, c’è anche adesso una novità: si è insediato un nuovo direttore generale all’Atac. Il primo provvedimento è stato quello di sospendere le deleghe a tre importanti dirigenti e, in particolare, sembrerebbe essere stato messo alla porta il capo del personale. Bisognava aspettare il commissario per provvedimenti così drastici nel settore dei trasporti o si poteva fare qualcosa anche prima?

E’ esattamente quello ch volevo fare io. L’attuale amministratore delegato Rettighieri è una persona con cui ho avuto un rapporto molto stretto durante gli ultimi mesi da sindaco, e volevo appunto affidargli il comando  operativo dell’azienda dei trasporti pubblici. Avevo suggerito che questo avvenisse durante il mese di agosto-settembre, ne ho parlato con il vicesindaco, che aveva un dialogo con il presidente del Consiglio Renzi di dare la garanzia di fiducia nei confronti di questa persona così preparata. L’atteggiamento di Palazzo Chigi fu di attendere ancora qualche mese, cioè attendere che io venissi allontanato. Io penso che c’è stato un lavoro importantissimo nel trasporto pubblico, abbiamo trovato un disavanzo lasciato nei quattro anni della giunta Alemanno di 874 milioni di euro e abbiamo ripianato questo disavanzo grazie al lavoro dell’assessore Improta e dell’amministratore delegato Danilo Broggi. Siamo arrivati all’inizio del 2016 con un disavanzo pari a poche decine di migliaia di euro. Questo è davvero un miracolo, perché, come discutevamo spesso in Giunta, il problema non era se l’autobus arrivava puntuale quando noi ci siamo insediati, ma se l’autobus era nelle condizioni di arrivare oppure no. Oggi si può fare un passo avanti, ma qui c’è un altro problema che va detto: la Regione Lazio deve dare il suo contributo, perché Roma riceve circa 240 milioni di euro per il trasporto pubblico dal Lazio, Milano ne riceve 300, Napoli ne riceve 300. Milano ha un terzo della superficie di Roma.

Chiede Stefano: a Roma esiste ancora Mafia Capitale? Quelle dinamiche malate sono ancora in campo? E cosa può fare il commissario Tronca?

Io proprio a Repubblica Tv nel 2013 fui il primo, appena insediato, da un mese, a dire a un vostro importante giornalista che a Roma secondo me esisteva la mafia. Allora venni smentito. Venni smentito addirittura dal prefetto in carica di Roma che disse che esistevano atti criminali ma non un coordinamento, quindi non criminalità organizzata, come invece ha svelato il Procuratore Pignatone. Io cedo che la criminalità organizzata esisteva e continui ad esistere, quindi è importante questa azione della procura e di tutti gli apparati investigativi dello Stato, perché questa è la Capitale d’Italia.

Chiede Eduardo: una volta per tutte, ci può dire chi ha firmato le ricevute delle sue cene. Perché c’era scritto che aveva cenato con l’ambasciatore del Vietnam e non era vero?

Che non era vero l’ho detto io stesso, quando mi sono presentato in Procura. Non so chi abbia compilato quei giustificativi, non ne ero a conoscenza, le firme non sono mie, e non ho mai cenato con l’ambasciatore del Vietnam. Ma vorrei separare [dalla politica] il lavoro diligente che sta facendo la Procura, ho fiducia e aspettiamo i risultati.

Senta, un’altra cosa immagino per lei dolorosa: la questione del Papa. Innanzitutto le voglio fare una domanda: è vero che lei ha incontrato il Papa o in qualche modo c’è stato un chiarimento? Si potrebbe dire semplificando: avete fatto pace?

Il Santo Padre per me, che sono un credente, è la persona che porta l’Anello del Pescatore, l’Anello di Pietro, quindi non ho nessun commento da fare sulla figura del Santo Padre.

A proposito di pacificazioni: con Renzi c’è mai stata una telefonata, un contatto dopo le note vicende che hanno portato al suo allontanamento?

Assolutamente no. E’ un comportamento direi singolare. Io ritengo che il sindaco della Capitale debba parlare con il primo ministro del proprio Paese. E sono sorpreso che questo tipo di sensibilità non alberghi nell’animo del capo del governo, dal momento che quando esplose la vicenda di Mafia Capitale, con gli arresti in partiti di sinistra, in partiti di destra, nel dicembre del 2014, evidentemente io cercai un colloquio con il presidente del Consiglio, non rispose mai, né alle mie telefonate, nei ai miei SMS, né rispose quando io gli chiesi un incontro per la questione importantissima dell’organizzazione del Giubileo. Ma evidentemente, il presidente del Consiglio avrà avuto i suoi motivi per non avere nessun dialogo con la Capitale d’Italia.

Se Renzi le proponesse un incontro anche per dirimere questa matassa elettorale, la questione della sua candidatura, avrebbe voglia di parlarne con lui, di ragionare, con quello che comunque è il segretario del suo partito?

Non credo di aver mai rifiutato il dialogo con nessuno. Fa parte proprio della mia formazione e della mia cultura.

Senta, lei sta scrivendo un libro. Se n’è parlato, molti lo aspettano come il libro che può rivelare ulteriori retroscena sui mesi del suo allontanamento e del suo rapporto problematico con Renzi e con il Partito Democratico. Quando esce questo libro? Possiamo dare la notizia?

Non so se uscirà un libro: ho degli appunti, mi è sempre piaciuto sin da ragazzo scrivere, metterli insieme e posso dire che il modo migliore per diventare esperto di una materia, in questo caso dell’amministrazione di una grande città come Roma è quello di scriverne, di studiare, di verificare ogni dato.

Senta, in questo momento c’è in Parlamento una discussione molto forte sul tema delle Unioni Civili, su una legge per dare finalmente delle norme anche in Italia a questo genere di unioni. Lei pure fu al centro di molte polemiche quando da sindaco decise di precorrere i tempi ufficializzando un registro delle unioni e portando alcune coppie omosessuali in Campidoglio. Come sta vivendo questo dibattito? Perché qualcuno sostiene anche che questo tema le sia costato qualcosa nel rapporto con la città.

Ha usato un termine che, mi permetta, mi fa un po’ sorridere: “precorrere” i tempi. Mi lasci dire che l’Italia è l’ultimo Paese dell’Europa continentale nel settore dei diritti civili. L’Italia non ha una legge, per esempio, sulle dichiarazioni di fine vita. Lei non può scegliere quali terapie lei vuole o non vuole alla fine della sua vita. Non posso farlo io, non può farlo nessun italiano e nessuna italiana. Nello stesso modo, due persone che si amano e che hanno deciso di non avere un certificato di matrimonio sono riconosciute come estranee dalla legge. Lei si immagini due persone anche eterosessuali, non solo omosessuali, se vivono insieme per quarant’anni e uno dei due finisce in rianimazione, l’altro non può andare ad accarezzare la mano dell’amore di tutta la vita. Io credo che questo sia veramente indegno di un Paese civile e spero che il Parlamento risponda finalmente con una legge. Voglio dire che sui diritti civili il Parlamento si comporta ormai da due decenni come un centro studi. Cioè: produce documenti, discussioni, si indigna, si arrabbia, e poi non fa leggi.

Ecco, non ci ha voluto dire dell’incontro con il Papa, però questo tema dei diritti civili si dice che abbia raffreddato i suoi rapporti con il Vaticano e le abbiano alienato alcune simpatie nella città. Lo conferma? Rifarebbe tutto quello che ha fatto da sindaco sul quel fronte?

Ripeto, non ho nessun commento da fare sul Vaticano e tanto meno sul Santo Padre, penso che chi ha la responsabilità di governo di una città o di un Paese debba avere come linea guida la Costituzione della Repubblica Italiana.

Siamo arrivati a conclusione. Le ho già chiesto, utilizzando le domande dei nostri lettori, delle sue intenzioni sulla candidatura, lei ha risposto e non ci voglio tornare. Però forse possiamo chiudere dando anche un orizzonte temporale. Quand’è che sciogliamo questa riserva sulla candidatura? C’è un momento che lei si è dato come deadline, come scadenza per prendere una decisione e comunicarla ai cittadini?

In questo momento non c’è nessuna scadenza, non c’è nessuna rivelazione da fare, non c’è nessuna candidatura. In questo momento io sto riflettendo su quello che abbiamo fatto durante i nostri 28 mesi di governo, sono straordinariamente orgoglioso di molti dei miei assessori e il motivo per cui sono qua oggi dimostra quanto sia stato dirompente e importante rispetto al passato il lavoro fatto dalla nostra amministrazione. Penso che questo e non altri tipi di questioni sia l’elemento per cui sia stato allontanato. Questa pulizia, questa trasparenza, questa nettezza a molti non piace.

Dei due candidati in campo, Giachetti  Morassut, ce n’è uno a cui si sente più vicino, per cui sarebbe quasi tentato di votare alle primarie? Glielo chiedo perché da iscritto avrebbe diritto di andare ai gazebo pur non essendo candidato.

Io non conosco i loro programmi, so che ad esempio su un tema come quello di Affittopoli avevano avuto la possibilità negli anni Novanta nella Giunta Rutelli e negli anni Duemila nella Giunta Veltroni di fare quella stessa operazione che abbiamo fatto noi nel 2013. Un’operazione di completa e totale trasparenza. Questo è quello che io posso dire come fatti. Sulle idee, non conoscendole, non posso commentare. Quando ce le faranno conoscere le commenteremo.

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