Due giorni in Vaticano con i sindaci del mondo

22 luglio 2015
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Quella voluta fortemente da Papa Francesco – e a cui ho partecipato insieme a 65 sindaci provenienti da tutto il mondo – è stata una due giorni dedicata ai cambiamenti climatici e alle forme moderne di schiavitù.

Roma da due anni lavora per diventare leader mondiale nel contrasto ai cambiamenti climatici. Per la prima volta, con 190mila lampade a Led si spenderà meno della metà per l’illuminazione. Questo è solo uno degli esempi che ho fatto oggi all’ultima giornata del workshop organizzato in Vaticano. Abbiamo parlato di questo e dell’importante ruolo dei sindaci nella costruzione di un pianeta migliore. Che guardi al futuro e rispetti i diritti di tutti.

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Troppo spesso il dramma e le conseguenze del mancato rispetto dell’ambiente e dei diritti fondamentali ci appaiono come problemi gravi, ma lontani dalla nostra realtà quotidiana e dal nostro tempo.

Purtroppo non è così: la schiavitù esiste ancora, nonostante sia bandita e punita nella maggior parte dei paesi, e può assumere molte forme e riguardare persone di diversa età, sesso, etnia.

Le schiavitù del 21esimo secolo sono delitti contro i diritti umani, nascono da condizioni composite e richiedono un’analisi e soluzioni congiunte.

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Esistono purtroppo ancora oggi terribili forme di schiavitù, non soltanto negli slums, nelle baraccopoli, nelle discariche di luoghi che immaginiamo lontani. Esistono in mezzo a noi, in città come Roma.

Proprio qui, a Roma, politici e amministratori corrotti nel passato recente hanno sfruttato il dramma dei migranti per arricchirsi, dimostrando di considerare le persone, per di più in condizioni di estrema fragilità, come merce di scambio, semplici oggetti a cui assegnare un prezzo. Si sono serviti dei poveri, anziché servire i poveri” per usare le parole di Papa Francesco.

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La Giustizia sta ora perseguendo i colpevoli e la nostra amministrazione lavora per ristabilire accoglienza, umanità e trasparenza nei servizi sociali.

Nel mio primo intervento di ieri, però, ho voluto parlare di un tema molto caro a Papa Francesco: il traffico degli organi umani.

Un’ingiustizia contro la quale ritengo che sia possibile e doveroso agire più concretamente.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno, in tutto il mondo, si verificano 10.000 trapianti illegali, più di uno ogni ora.

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La maggior parte di questi sono effettuati in Cina, India e Pakistan. Tuttavia chi commette questo crimine proviene da ognuno dei nostri continenti.

Sono convinto che questo fenomeno si possa contrastare solo disincentivando la domanda e combattendo le condizioni che favoriscono l’emergere dell’offerta nei paesi più poveri. Agire sulla domanda significa, nella pratica, stabilire pene severe sia per chi torna dall’estero con un organo acquistato illegalmente, sia per chi presta loro assistenza nel paese di origine.

Ciò che serve, internazionalmente, è fare del traffico di organi e della mercificazione di parti del corpo umano un tabù inviolabile.

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Per questo ci siamo riuniti, uomini di fede e amministratori. Perché insieme possiamo operare un cambiamento concreto. Ed è nostro dovere farlo.

Come Sindaci, dobbiamo impegnarci all’interno delle nostre comunità per ridurre la vulnerabilità di persone a rischio e migliorare il pianeta.

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