Impianti pubblicitari e urtisti, il Tar ci dà ragione

19 dicembre 2014
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Ieri, due buone notizie per Roma che ci spronano a proseguire sulla strada della discontinuità.

Il Tar del Lazio ha, infatti, rigettato la richiesta di sospensiva del nuovo Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (Prip) varato a giugno dall’Assemblea Capitolina dopo un lavoro molto accurato svolto dall’assessore Marta Leonori per rimodulare nel segno della legalità e del decoro l’offerta di spazi pubblicitari presente in città.

Il 60% delle imprese del settore di Roma tra l’altro ha già aderito spontaneamente alle nuove direttive, confermate dal Tar del Lazio, che impongono di ridurre gli impianti dalla misura di 4 x 3 metri a quella di 3 x 2 metri. Per tutte le aziende che ancora non si sono adeguate alle nuove normative, il termine per modificare la cartellonistica è stato posticipato dal 31 gennaio al 20 maggio 2015, come segno della volontà di apertura al dialogo con le realtà economiche cittadine.

Rimangono per il resto confermate tutte le norme compresa la scadenza delle concessioni e autorizzazioni al 31 dicembre o comunque all’esito delle gare che saranno pubblicate nel 2015.

La seconda sezione del Tar del Lazio ha, inoltre, respinto l’istanza presentata dagli urtisti contro la determinazione dirigenziale emanata a settembre scorso del Campidoglio e che, accogliendo le indicazioni del Tavolo Tecnico per il Decoro costituito da Roma Capitale e Mibact, aveva stabilito la riallocazione di attività commerciali posizionate in aree di particolare pregio monumentale e artistico in altre aree del centro storico, individuate secondo un criterio che non risultasse penalizzante a livello economico per i commercianti.

Nella sentenza, i giudici del Tribunale Amministrativo entrano nel merito del provvedimento varato dalla nostra Amministrazione, sostenendo che esso attua le nuove norme sul commercio ambulante, che hanno la finalità di assicurare il decoro dei complessi monumentali e prevedono espressamente la possibilità che la rilocalizzazione non possa essere effettuata in collocazione potenzialmente equivalente.

Il Tar ci dà ragione non solo per quanto riguarda la legittimità formale del nostro provvedimento ma anche nella sostanza, confermando che l’obiettivo dell’Amministrazione di tutelare il decoro nelle aree di maggior pregio della nostra città è coerente con le leggi e con lo spirito del cambiamento che abbiamo voluto avviare anche su questo fronte.

Il giudizio del Tar ci sprona a proseguire sulla strada della discontinuità e ad affermare gli interessi di tutti i cittadini, non contro, ma favore dell’intera città di Roma e quindi anche degli urtisti e delle altre categorie di commercianti.

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