Maltempo, è necessario impedire la dissennata distruzione del territorio

4 febbraio 2014
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Oggi sono voluto intervenire in aula per condividere con la città alcune considerazioni sulla situazione generatasi a seguito alla grave ondata di maltempo che ha colpito Roma, causando disagi e sofferenze ai cittadini.

Venerdì scorso su Roma si è abbattuta una quantità d’acqua di proporzioni non prevedibili. Il dato ce lo ha fornito il CNR: in sole 12 ore è caduto il 15% della quantità di pioggia che normalmente si riversa in un anno piovoso su Roma.

In poche ore abbiamo ripristinato il regolare funzionamento dell’intero tracciato della Metropolitana, assicurando nel frattempo tutti i trasporti sostitutivi necessari a limitare il disagio. Aperto i varchi della Ztl per facilitare lo scorrimento del traffico, fornendo al contempo ogni supporto logistico nelle zone più a rischio e più colpite dalle forti precipitazioni. La Direzione della Protezione Civile ha tempestivamente attivato un’articolata serie di interventi con il Centro Operativo Comunale e l’apertura delle unità di crisi territoriali. Anche la Sala Operativa Sociale ha potenziato le proprie attività per fornire la necessaria assistenza.

Ad oggi sono stati completati 700 interventi di protezione civile; distribuiti complessivamente 6mila pasti, di cui 900 in strutture di ricovero approntate per l’emergenza; prestata assistenza alloggiativa a circa 300 persone presso strutture comunali, alberghi, residence e in una struttura parrocchiale.

A ciò si aggiunge l’assistenza a 160 persone, evacuate da pericolosissimi insediamenti abusivi in cui dimoravano da anni lungo la foce dell’Aniene.

Abbiamo avviato un sistema di stretto monitoraggio del fiume Tevere e dell’Aniene. E con il Centro Funzionale Regionale stiamo studiando iniziative per la gestione della piena controllata anche attraverso la diga di Corbara, con un monitoraggio all’idroscalo di Ostia.

In Campidoglio, nella notte tra il 30 e il 31 gennaio, abbiamo subito attivato l’unità di crisi e avviato un monitoraggio delle zone colpite.

Un dato è emerso ancora una volta in forma drammatica: in tanti quadranti della città alluvionati, esiste una edilizia spontanea, generata molti decenni fa che ha compromesso il delicato equilibrio idrogeologico della nostra città, favorendo i fenomeni di allagamento.

Si tratta di un dato oggettivo, che non si può rimuovere, ma dal quale dobbiamo partire.

Per correggere questi errori abbiamo bisogno di tempo e risorse.

Inoltre, ieri pomeriggio abbiamo fatto un ulteriore passo concreto: nel corso di una seduta di Giunta straordinaria è stato deciso di intervenire per eliminare tutte quelle situazioni di pericolo imminente per i cittadini e di adottare adeguate misure di sostegno economico a favore di chi ha subito danni o perso i beni indispensabili, come un letto, i mobili, i propri vestiti.

Per questo abbiamo stabilito di mettere subito a disposizione 10 milioni di euro per le misure più urgenti, dando così mandato agli uffici capitolini di assumere ogni iniziativa diretta.

Sia ben chiara una cosa, però. Sebbene sia necessario ancora qualche giorno per avere un quadro definitivo di tutte le conseguenze che le ingenti piogge hanno provocato alle persone e alle cose, questa Amministrazione non ha alcuna intenzione di lavorare solo per tamponare l’emergenza.

Al contrario. Questa situazione, seppur drammatica, ci dà ragione sulle linee che, sin dal nostro insediamento, abbiamo voluto percorrere: attuare politiche di pianificazione in ogni settore dell’amministrazione.

Oggi, però, oltre ai numeri – comunque sostanziali per far comprendere la portata degli interventi –, ritengo doveroso lasciare spazio a poche, ma indispensabili, riflessioni.

Abbiamo tutti visto come un’ondata di maltempo di grandi proporzioni generi situazioni allarmanti e danni ingenti alla popolazione e alle strutture.

I danni più consistenti si sono verificati nelle zone che possiamo definire “più fragili” della città, dove gli insediamenti edilizi spontanei sono più massicci.

È chiaro che non si può correggere in pochi mesi una situazione di grave incuria e saccheggio dell’ambiente che si è protratta per decenni.

Ad agosto 2013 abbiamo stanziato, recuperandoli con fatica, 3,5 milioni di euro, fondamentali per intervenire sui 25mila tombini più a rischio a Roma.

Si tratta del 5% del totale dei tombini, che a Roma sono più di mezzo milione.

Ancora nei primi mesi della nostra amministrazione abbiamo fermato lo sfruttamento dissennato del territorio, ma certo è molto più difficile intervenire nelle zone dove si è costruito senza rispetto del territorio stesso o addirittura coprendo con l’asfalto alcuni canali per le acque.

Dobbiamo promuovere immediatamente interventi a difesa del suolo, contrastare l’abusivismo edilizio e negare i condoni nelle zone alluvionabili.

Oggi, quello che dobbiamo fare, è intervenire con misure che proteggano i cittadini. Dobbiamo dotarci di tecnologie fisse utilizzabili ogni volta che c’è una precipitazione.

Da quando ci siamo insediati non abbiamo rilasciato, né intendiamo farlo, permessi per costruire nuove edificazioni in tutte le aree indicate come a rischio di esondazione.

La questione della difesa del suolo è una priorità nazionale, come ci raccontano le cronache degli ultimi anni.

Dobbiamo anche pensare che i cambiamenti climatici non sono più stagionali, ma sono un aspetto della nostra quotidianità con cui dobbiamo fare i conti giorno per giorno. Per questo il problema deve essere affrontato in una sfera globale.

In questi giorni dovevo essere a Johannesburg per partecipare al Cities Climate Leadership Group, l’organismo che riunisce i sindaci delle grandi città del mondo che lavorano sui cambiamenti climatici.

Ma a nulla potranno mai servire le grandi conferenze mondiali, se in ognuno di noi – in primis noi amministratori – non si sviluppa una coscienza rispettosa verso l’ambiente in cui si vive.

Una coscienza che impedisca la dissennata distruzione del territorio.

Una legge potrà di sicuro condonare un edificio. Ma una legge non potrà mai condonare un assetto idrogeologico devastato.

E le conseguenze di una visione priva di coscienza, priva di rispetto per il nostro ambiente le stiamo vivendo proprio in questi giorni.

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